La battaglia di Legnano

Giuseppe Verdi (1813-1901)

La Battaglia di Legnano, Tragedia lirica in quattro atti, su libretto di Salvatore Cammarano, tratto dalla tragedia La Bataille de Toulouse di François-Joséph Méry.

  • PERSONAGGI:

Federico Barbarossa (basso)

I due consoli (bassi)

Il podestà di Como (basso)

la battaglia di Legnano

Rolando, duce milanese (baritono)

Lida, sua moglie (soprano)

Arrigo, guerriero veronese (tenore)

Marcovaldo, prigioniero alemanno (baritono)

Imelda, ancella di Lida (mezzosoprano)

Uno scudiero di Arrigo (tenore)

Un araldo (tenore)

Cavalieri della morte, magistrati e duchi comaschi, ancelle di Lida, popolo milanese, senatori di Milano, guerrieri di Verona, Brescia, Novara, Piacenza e Milano, esercito Alemanno (coro)

  • LUOGO: Primo, terzo e quarto atto a Milano, il secondo a Como.
  • EPOCA: 1176 d. C.
  • DURATA: Un’ora e cinquanta minuti circa.

Prima rappresentazione: Roma, Teatro Argentina il 27 gennaio 1849.

  • TRAMA:
ATTO I – Egli vive
Mentre in una piccola contrada di Milano si festeggia la vittoria della Lega Lombarda, il milanese Rolando abbraccia l’amico Arrigo, creduto morto in battaglia. Lida, in passato fidanzata di Arrigo, ha sposato nel frattempo Rolando, cedendo alla volontà del padre. Un araldo comunica l’arrivo dell’esercito di Federico Barbarossa. Mentre Rolando è in riunione nel senato, Arrigo rimprovera Lida di infedeltà, ma la donna cerca di giustificarsi.
ATTO II – Barbarossa!
Su invito della Lega Arrigo e Rolando arrivano a Como per convincere i capi dell’esercito a spostare il campo. L’imperatore minaccioso dichiara di voler distruggere l’esercito lombardo a Milano, mentre i due eroi lombardi inneggiano alla liberazione dall’ imperatore straniero.
ATTO III – L’infamia
Arrigo decide di entrare a far parte dei Cavalieri della Morte, contro il volere di Lida, che gli invia una lettera per dissuaderlo. La missiva viene intercettata da Marcovaldo, un prigioniero tedesco, invaghito di Lidia, e consegnata a Rolando, che si accinge a partire. Lida incontra di nascosto Arrigo e gli confessa il suo amore pur dichiarandosi fedele a Rolando. Scoprendo Lida e Arrigo a colloquio, Rolando rinchiude Arrigo nella torre: impedendogli di raggiungere i Cavalieri della Morte verrà così disonorato. Arrigo fugge dalla finestra gettandosi nel fiume.
ATTO IV – Morire per la patria!
Le donne dei soldati milanesi, fra cui Lida, pregano per i loro uomini in guerra. I soldati tornano dopo aver sconfitto Barbarossa, ferito gravemente da Arrigo. Anche quest’ultimo, ferito a morte, spira poco dopo, confermando a Rolando, con solenne giuramento, l’innocenza di Lida.
  • APPROFONDIMENTI:

Il periodico Pallade, giornale d’ogni sera, in data 27 gennaio 1849 (n. 456), così annunziava l’avvenimento: “Quando il dispotismo costringeva le Arti generose a servire soltanto alla voluttà de’ sensi e all’assopimento degli intelletti, mendace n’era il ministero, pernicioso lo scopo. Oggi però che il genio rivendica la sua libertà e si emancipa dai pregiudizi dell’età e degli uomini, più nobile campo si dischiude al suo volo che diritto volge alla sublime ed unica meta: quella del comune vantaggio e della nazionale gloria. Ciò che diciamo delle altre arti deve ancora dirsi della musica, la quale, se per lo innanzi, schiava di evirati precetti, non valse che a deliziare mollemente gli esterni sentimenti dell’uomo, oggi ne rischiara e ne sublima gli intelletti, e vestendo più robuste armonie, apprestasi anch’ella ad innestare la sua gemma sulla corona della patria. Non invano dunque il Verdi imprendeva a celebrare la famosa Lega Lombarda, col titolo: La Battaglia di Legnano. Lombardo quale egli è, offre colla penna il tributo che non potrebbe con la spada alla sua patria infelicissima, affinché dalle ricordanze delle glorie passate prenda ella ristoro delle sventure presenti e presagio dei trionfi a venire.”

È un’opera di propaganda politica e la Sinfonia d’apertura ne espone il manifesto con molta chiarezza. Verdi compose La Battaglia di Legnano a Passy, tra la tarda estate e l’inverno del 1848, dopo la sconfitta di Custoza e il ritorno degli austriaci a Milano. Già l’indomani di questi rovesci, Giuseppe Verdi, pubblicava a Lugano un opuscolo indirizzato Agli italiani, dove si faceva appello, più che agli italiani in genere, ai lombardi e si ricordava il passato medievale della Lega di comuni lombardi contro il Barbarossa, il giuramento fatto nell’abbazia di Pontida dagli inviati della Lega, e infine lo scontro vittorioso di Legnano. Esempi gloriosi, da ricordare , in quanto agli uomini di Pontida e di Legnano, scriveva Mazzini, porgevano ancora dai loro sepolcri la bandiera della democrazia, in un momento in cui, terminata la “guerra di regia”, doveva cominciare la “guerra di paese”.

Dunque la vicenda scenica è anticipata da una larga prefazione orchestrale, quasi tutta glorificante, in cui, più che a una lotta o ai preparativi di quella, assistiamo alla consegna dei premi: l’alloro della vittoria che si ammira dalle gradinate di uno stadio, mentre i campioni sfilano a passo di parata. È divisa in tre pannelli: il primo esalta a fanfara, con un Allegro marziale-maestoso, il motivo della Lega che udremo dal coro d’introduzione “Viva Italia!”; il secondo, Andante sostenuto, tratto dal motivo secondario del III atto, si rifà all’Andante della Sinfonia del Guglielmo Tell, con frange un po’ fantasiose e brillanti alla Mendelssohn, e richiami orientaleggianti (in superficie) che fanno pensare all’opera che viene prima della Battaglia, Il Corsaro. 
L’Allegro finale ritorna al motivo della Lega e lo mescola con uno nuovo in cui il passo di marcia prende la rincorsa e si rifarà vivo nel giubilo del IV atto.
L’Andante  dunque riprende e sviluppa un motivo secondario, ma importante, un motivo-spia, in quanto ci rimanda al finale terzo, al fulcro del dramma, là dove il compositore stringe i nodi di una vicenda privata, intima, che si è fatta strada, si è imposta nonostante la solennità ufficiale. Il procedimento è tipico di Verdi, che non lo dimenticò mai, poiché gli permetteva un doppio gioco assai utile alla propria drammaturgia: esaminare a distanza ravvicinata i contrasti pubblici e intanto ingrandire quelli privati, come fossero due facce della stessa realtà. Un’occasione psicologica unica per attraversare di colpo il territorio che separa l’individuo dalla società, quindi la solitudine dall’azione, con effetto terapeutico per l’individuo e critico per la società.
Intanto nella Battaglia il momento migliore resta proprio quello privato, come se l’autore si fosse accorto, nel piano dello sfogo programmatico mazziniano che i propri interessi andavano in una direzione diversa. Ormai però la cosa era fatta e si poteva soltanto approfittare dei ritagli per introdurre l’argomento che gli stava a cuore. L’innesto riuscì nel citato finale terzo, grazie anche ad un’intelligentissima soluzione scenica per cui il triangolo marito-moglie-amante determina lo scontro finale. Il parossismo della scena, degna di un epos oleografico, è tanto insostenibile per Arrigo, l’amante di Lida, che egli non può sopportarlo e si butta dalla finestra per correre in battaglia, per non sembrare un vile al grido “Viva Italia!”.
Il duetto-terzetto-duetto che vede coinvolti Lida, Rolando e Arrigo, è preceduto da un’altra scena, anch’essa rinchiusa nei limiti di una stanza , entro l’istituzione della famiglia. Un duettino fine e anche piuttosto “moderno” fra Lida e l’ancella, poi l’incontro che dovrebbe essere un addio, fra Rolando e la moglie, presente anche il figlioletto, che non canta. Il congedo, le apostrofi religiose e patriottiche, care alla Giovine Italia, e infine la benedizione del padre guerriero, aleggiante sulle triple quartine dell’arpa, vengono tacciati di retorica: ma corrispondono a un’infatuazione che prima trascinò certe gioventù “bene” dietro Mazzini e Garibaldi.
Se volessimo poi essere coerenti col significato del dramma, bisognerebbe dire, che, perlomeno, il duetto coniugale (così come il duetto Rolando-Arrigo) è un’ottima trappola di teatro perché più feroce appaia la verità subito dietro l’angolo.
Una buona scelta di intreccio, controllata da Verdi, quale rese un grosso servizio anche la mano del focoso librettista napoletano Salvatore Cammarano che trasse la vicenda da La Bataille de Toulouse  di Joseph Méry. (Tratto da “I grandi della musica” di Gustavo Marchesi)
  • DISCOGRAFIA:
Anno Cast (Arrigo, Lida, Rolando, Barbarossa) Direttore
1951 Amedeo Berdini, Caterina Mancini, Rolando Panerai, Mario Frosini Fernando Previtali
1959 Gastone Limarilli, Leyla Gencer, Giuseppe Taddei, Paolo Washington Vittorio Gui
1961 Franco Corelli, Antonietta Stella, Ettore Bastianini, Marco Stefanoni Gianandrea Gavazzeni
1963 João Gibin, Leyla Gencer, Ugo Savarese, Marco Stefanoni Francesco Molinari-Pradelli
1977 José Carreras, Katia Ricciarelli, Matteo Manuguerra, Nicolai Ghiuselev Lamberto Gardelli
  • BRANI CELEBRI:

Viva Italia! Un sacro patto (Coro) Scena I

Scena O magnanima e prima (Arrigo) Scena I

Romanza Ah! m’abbraccia… d’esultanza (Rolando) Scena II

Cavatina Quante volte come un dono (Lida) Scena IV

Opera completa   diretta da Vittorio Gui (Maggio Musicale Fiorentino)

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