Pia de’ Tolomei

GAETANO DONIZETTI:

Pia de’ Tolomei, tragedia lirica in due parti su libretto di Salvatore Cammarano, tratta dalla novella omonima di Bartolomeo Sestini.

  • PERSONAGGI:

Pia, moglie di Nello (soprano)

Ghino degli Armieri, cugino di Nello (tenore)

Nello della Pietra (basso)

Rodrigo, fratello di Pia (contralto)

Piero, eremita (basso)

Ubaldo, servitore di Nello (tenore)

Bice (soprano)

Lamberto, antico servitore dei Tolomei (basso)

Guerrieri, servitori, damigelle, eremiti (coro)

  • EPOCA: anno 1260.
  • LUOGO: prima nelle vicinanze di Siena, quindi nella maremma toscana.

Prima rappresentazione: Teatro Apollo di Venezia, 18 febbraio 1837

  • TRAMA:

Ghino è innamorato di Pia, moglie di suo cugino Nello. Per vendicarsi del rifiuto dell’amata informa Nello di avere scoperto un messaggio segreto prova dell’adulterio della moglie, trovato dal malvagio servo Ubaldo. Ghino, recatosi al luogo dell’appuntamento notturno, scopre Pia in dolce colloquio con un uomo. Egli non sa che si tratta del fratello Rodrigo, guelfo, che Pia aiuta ad evadere dalle carceri del ghibellino Nello. Mentre il fratello riesce a fuggire, Pia viene imprigionata. Ghino torna alla carica e, in cambio del suo amore, offre a Pia la libertà, ma la donna ancora una volta non cede. Colpito dalla virtù di Pia e messo al corrente della vera identità del suo presunto amante, Ghino si pente e, in fin di vita per una ferita riportata in battaglia, rivela la verità a Nello. Il condottiero ghibellino ha però già dato ordine al servo Ubaldo di avvelenare l’adultera. Egli abbandona il campo di battaglia, precipitandosi dalla moglie, ma è troppo tardi: Pia muore perdonando tutti e ottenendo la riconciliazione tra Rodrigo e Nello.

  • Curiosità: Il contrasto tra Pia e i personaggi maschili principali si svolge all’interno di una giustapposizione più ampia e simbolica: affetti soavi e teneri per la protagonista, violenza passionale e malvagità per gli altri. Così l’incontro tra i due estremi è sempre precario e i momenti di convergenza sono subito allontanati dagli eventi, che ne mettono in luce la tragica incompatibilità. Nell’intenso concertato finale della prima parte, l’agitazione tragica della donna fiancheggia la violenza irosa e il desiderio di vendetta di Nello e Ghino. Tutta l’opera vive di limpide simmetrie all’interno di una solida struttura drammaturgica, che conferisce forti significati espressivi alle forme musicali convenzionali. Ghino esprime la sua passione per Pia secondo le corde del tipico tenore romantico, diviso tra espansioni liriche (“Non può dirti la parola”) e accenti realistici. Quando la sua passione incontenibile viene ancora una volta rifiutata, si tramuta in desiderio di vendetta, con una furente esplosione che sale all’acuto e culmina in un’impetuosa cabaletta (“Mi volesti sventurato”). Quando egli svela a Nello il presunto tradimento della moglie, i foschi accenti della declamazione sono sostenuti da una cellula ritmica ostinata, che conferisce un tono di incombente ossessione al dialogo. L’invettiva di Nello prorompe con violenza prima di ripiegare sull’immagine elegiaca di Pia (“Parea celeste spirito”); ma Ghino convince Nello della necessità di punire Pia per l’onta che gli ha causato. La svolta tragica del destino di Pia rimane in sospeso, e Donizetti ritrae con efficaci dettagli espressivi il vivido mutare degli umori di Nello, che fatica a credere all’adulterio. Quando Nello infine si decide, un motivo sinistro cresce a tutta forza e il marito supera i dubbi accumulati fino a quel momento chiudendo la scena con una veemente e imperiosa cabaletta assieme a Ghino (“Del ciel che non punisce”) Nel finale della prima parte Ghino si commuove su di un canto semplice e dal fraseggiare disteso (“Ahimè quell’anelito”) per il destino di Pia, di cui è responsabile. Al castello in Maremma le suppliche della donna lo inducono al pentimento, che aderisce musicalmente all’intonazione elegiaca del canto di Pia. Mentre sta per morire, Ghino implora perdono al cugino Nello con una lenta declamazione singhiozzante, soffocata nel silenzio; una scena di cui Donizetti era giustamente orgoglioso («Udrai la morte di Ghino e piangerai, ne son certo», al cognato Antonio Vasselli, 8 maggio 1837). Nello, vittima della sua cieca gelosia, oscilla tra veemente furore e moti d’affetto (“Lei perduta in core ascondo”). Quando conosce la verità, la sua furia assume accenti diversi e prorompe in una cabaletta tesa e sovraeccitata (“Dio pietoso”). L’afflizione inconsolabile di Pia si manifesta in recitativi affannati e inquieti, tra pause, sospensioni e tremoli. Nel cantabile “Le mie dolenti lacrime” la melodia è interrotta da isolati vocalizzi e declamazioni, che spezzano il fraseggio e sottolineano la sua intima sofferenza. Quando Lamberto le annuncia l’incontro con il fratello, un leggiadro motivo orchestrale precede una distesa cabaletta (“Di pura gioia in estasi”). Le fioriture del suo belcanto sono sempre estremamente eleganti, morbide, senza accenti di forza, come purificate; così è in particolare il duetto con Rodrigo (“Fra queste braccia”), in cui Pia sembra aver finalmente realizzato il suo desiderio. Nella scena finale di morte, Pia declama dolorosamente, tra sofferti e lancinanti acuti e amplissimi salti, mentre una struggente melodia viene affidata all’orchestra. L’eremita Piero apre una parentesi spirituale sulla vicenda, convincendo alla pietà Nello; a lui è affidata un’invocazione di misericordia divina (“Divo spirto”) ripresa dal coro dopo una fosca scenda di temporale, che presagisce l’incombente fatalità. Al contrario Ubaldo è una sorta di Jagoante litteram; è lui che istiga Ghino alla calunnia, provocando il precipitare degli eventi. Nella sua parte il baritono malvagio, il vilain, ha una realizzazione esemplare, la cui eco è rintracciabile in tanti futuri profili verdiani. Pia de’Tolomei venne modificata con un lieto fine per la rappresentazione di Napoli (30 settembre 1838), in sostituzione di Poliuto. Dopo una buona fortuna durata fino al 1860, è tornata alle scene a Siena (1967) e a Londra (1978), riscuotendo giudizi ampiamente favorevoli. (Fonte: Dizionario dell’Opera Baldini&Castoldi)

Altra curiosità riguarda Ghino, le due frasi di Arioso nel recitativo che introduce la prima aria di tale personaggio, trasposta in Fa Maggiore e raddoppiando il valore delle note diventa il celebre Amami Alfredo dalla Traviata di Verdi. (minuto 08.14 circa del link sottostante)

  • ASCOLTI:

Opera completa

 

 

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