Un giorno di regno

GIUSEPPE VERDI:

Un giorno di regno, dramma giocoso in 2 atti su libretto di Felice Romani.

  • PERSONAGGI:

Il cavalier Belfiore, sotto il nome di Stanislao di Polonia (baritono)

Il barone di Kelbar (basso)

La marchesa Del Poggio, giovane vedova, nipote del barone e amante del cavaliere (soprano)

Giulietta di Kelbar, figlia del barone e amante di Edoardo (mezzosoprano)

Edoardo di Sanval, giovane ufficiale (tenore)

Il signor Della Rocca, tesoriere degli stati di Bretagna, zio di Edoardo (basso)

Il conte Ivrea, comandante di Brest (tenore)

Delmonte, scudiero del finto Stanislao (tenore)

Camerieri e cameriere, vassalli del barone (coro)

Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala 5 settembre 1840

  • LUOGO: nella vicinanzadi Brestnel Catsellodi Kelbar
  • TRAMA:

    Atto I

    Nel castello del decaduto barone di Kelbar si fanno due sposalizi: quello di sua figlia Giulietta col tesoriere Della Rocca e quello della marchesa Del Poggio col conte Ivrea. Ospite di Kelbar è il re di Polonia, Stanislao alias il cavalier Belfiore, già fidanzato della marchesa, che si è prestato alla finzione per consentire al vero monarca di combattere i suoi nemici in incognito. Frattanto Edoardo, nipote spiantato del tesoriere e amante di Giulietta, è disperato e vuole arruolarsi sotto Stanislao. La marchesa, giunta al castello, vuole aiutare i due giovani al pari del finto re, che offre al tesoriere un importante incarico se rinuncia alle nozze. Quando il barone cerca il Della Rocca per la sigla del contratto nuziale, questi di conseguenza rifiuta e tra i due scoppia un litigio furibondo. Accorre la marchesa con Edoardo e Giulietta, e compare anche il re, indignato per il troppo chiasso. Il barone è costernato per la figuraccia fatta coll’illustre ospite.

Atto II

Edoardo confida ai servitori la sua tristezza. Il finto Stanislao concretizza l’offerta al tesoriere, che ha col barone un secondo litigio buffonesco. In separata sede, la marchesa Del Poggio e il sedicente re si affrontano in una serie di schermaglie. La donna pensa di riconoscere l’antico amante, ma Belfiore insiste nella finzione. Viene annunciato il conte Ivrea e l’imminente matrimonio della marchesa, mentre Edoardo si dispera con Giulietta perché, se anche lo zio rinunciasse a lei, egli dovrebbe arruolarsi comunque col re. Questi, sopraggiunto Ivrea, usa la sua autorità per impedire il matrimonio con la Del Poggio. In extremis una lettera del vero Stanislao chiarisce il tutto, esonerando il cavaliere dalla simulazione, ma non prima che egli abbia strappato al barone, con un’ultima imposizione, il consenso a maritare Giulietta a Edoardo. La marchesa si riconcilia subito col vecchio fidanzato. Le due nozze iniziali si fanno, ma con mariti diversi. Tripudio generale. Infine il barone, il tesoriere e il conte Ivrea fanno buon viso a cattivo gioco.

  • APPROFONDIMENTO:Verdi s’appresta per puro caso alla sua seconda opera, l’unico titolo comico prima di Falstaff (1893), con cui darà l’addio alle scene: dopo il lusinghiero debutto alla Scala con Oberto (1839), si trovò a dover rimediare all’improvvisa defezione di un collega, incaricato di scrivere un’opera comica per la stagione successiva. I tempi strettissimi non consentivano l’approntamento di un nuovo libretto: venne così rispolverato un vecchio testo di Felice Romani, Il finto Stanislao , a suo tempo già messo in musica da Adalbert Gyrowetz (Milano 1818); rappezzato in fretta e furia, solo tre mesi prima dell’andata in scena fu consegnato a un Verdi che fece di tutto per liberarsi dall’impegno, adducendo fra l’altro la scarsa propensione a scrivere un’opera comica a pochi giorni dalla morte della moglie. A tali circostanze familiari i biografi hanno attribuito per più di un secolo la causa del suo solenne ‘fiasco’ (l’opera venne ritirata dopo la prima sera), mentre le cronache dell’epoca sono concordi nell’attribuire la responsabilità dell’insuccesso agli esecutori, poco inclini al repertorio buffo. Quanto all’opera, le manchevolezze vanno piuttosto ricercate nel libretto, un testo obsoleto in un’epoca in cui l’opera comica segnava ormai gli ultimi passi, e che di comico, a ben vedere, mostra ben poco, se si esclude la convenzionale coppia di buffi (La Rocca e Kelbar) che intrallazzano ai danni dei due giovani innamorati (Edoardo e Giulietta, rispettivamente nipote e figlia di quelli), per combinare il solito matrimonio d’interesse fra il vecchio ricco (La Rocca) e la bella giovane (Giulietta). A queste s’intrecciano senza motivo le vicende ben più serie di una marchesa alla ricerca del suo amato cavaliere, un aristocratico spensierato costretto dalla ragion di stato a farsi passare per Stanislao, re di Polonia, così da permettere al sovrano di rientrare incolume a Varsavia: a giustificare la loro presenza in scena è solo il compito di convogliare l’azione matrimoniale verso il giusto fine.

    A Verdi non rimaneva che dipingere la vicenda con una generica tinta brillante, a cominciare dalla sinfonia comicamente goffa, pervadendo l’intera partitura di temi frizzanti pseudo-rossiniani, con occasionali ripiegamenti verso toni patetici di donizettiana memoria negli interventi degli amanti contrastati (“Grave a core innamorato”, “Non san quant’io nel petto”, “Pietoso al lungo pianto”, “Si mostri a chi l’adora”). Ma nulla poteva contro un’azione che latita per quasi tutto il primo atto e che nel secondo si spegne senza mai un colpo di scena a ravvivarla; nulla avrebbe potuto di fronte a recitativi che, ridotti all’osso rispetto al libretto originale, non offrono particolari espressioni o situazioni di comicità, e scorrono quindi noiosamente attraverso le formule melodiche stereotipate del vieto recitativo secco. Tale esperienza negativa ha probabilmente precluso altri e più efficaci approcci del giovane Verdi al repertorio comico; la vena brillante del compositore, qui tutta già presente, ha comunque continuato a manifestarsi irrefrenabile in tante scenette sparse delle sue migliori opere successive, con esiti elevati in Rigoletto e Un ballo in maschera .

  • STRUTTURA DELL’OPERA: Sinfonia

    Atto I

    1 Introduzione

    • Coro Mai non rise un più bel dì (Coro) Scena I
    • Duettino Tesoriere garbatissimo (Barone, Tesoriere) Scena I
    • Scena Sua Maestà, signori (Delmonte, Coro, Cavaliere, Barone) Scena II
    • Cavatina Compagnoni di Parigi (Cavaliere) Scena II
    • Seguito dell’Introduzione Finché con voi soggiorno (Cavaliere) Scena II
    • Stretta dell’Introduzione Verrà pur troppo il giorno (Cavaliere, Barone, Tesoriere, Delmonte, Coro) Scena II

    2 Duetto Edoardo e Cavaliere

    • Recitativo secco Al doppio matrimonio (Barone, Cavaliere) Scena II-III
    • Scena Sire, tremante io vengo (Edoardo, Cavaliere) Scena III
    • Duetto Proverò che degno io sono (Edoardo, Cavaliere) Scena III

    3 Cavatina Marchesa

    • Scena Oh, non m’hanno ingannata!… (Marchesa) Scena IV
    • Cavatina Grave a core innamorato (Marchesa) Scena IV
    • Cabaletta Se dêe cader la vedova (Marchesa) Scena IV

    4 Coro e Cavatina di Giulietta

    • Coro Sì festevole mattina (Coro) Scena V
    • Cavatina Non san quant’io nel petto (Giulietta, Coro) Scena V
    • Cabaletta Non vo’ quel vecchio (Giulietta, Coro) Scena V

    5 Sestetto

    • Recitativo secco Ebben, Giulietta mia (Barone, Giulietta, Tesoriere) Scena VI-VII
    • Sestetto Cara Giulia, alfin ti vedo (Marchesa, Edoardo, Giulietta, Barone, Cavaliere, Tesoriere) Scena VII
    • Tempo di mezzo Basta per or (Cavaliere, Tesoriere) Scena VII
    • Stretta del sestetto Madamine, il mio scudiere (Cavaliere, Marchesa, Barone, Tesoriere, Giulietta, Edoardo) Scena VII

    6 Terzetto

    • Recitativo secco In te, cugina, io spero (Giulietta, Edoardo, Marchesa) Scena VIII
    • Terzetto Bella speranza invero (Giulietta, Edoardo, Marchesa) Scena VIII

    7 Finale I

    • Recitativo secco Quanto diceste mostra un gran talento (Cavaliere, Tesoriere) Scena IX-X
    • Duetto buffo Diletto genero, a voi ne vengo (Barone, Tesoriere) Scena X
    • Scena Tesorier! io creder voglio (Barone, Tesoriere, Giulietta, Marchesa, Edoardo, Servitori) Scena X-XI-XII
    • Sestetto In qual punto il Re ci ha côlto! (Barone, Tesoriere, Marchesa, Giulietta, Edoardo, Cavaliere) Scena XII

    Atto II

    8 Introduzione, Coro, Aria di Edoardo

    • Coro Ma le nozze non si fanno? (Coro) Scena I
    • Scena Buoni amici!… voi sapete (Edoardo, Coro) Scena II
    • Aria Pietoso al lungo pianto (Edoardo) Scena II
    • Cabaletta Deh, lasciate a un’alma amante (Edoardo, Coro) Scena II

    9 Duetto Barone e Tesoriere

    • Recitativo secco Bene, scudiero, io vi ritrovo in tempo (Cavaliere, Giulietta, Edoardo, Tesoriere) Scena III
    • Scena Un mio castello! cinque mila scudi!… (Tesoriere, Barone) Scena IV
    • Duetto Tutte l’arme ella può prendere (Barone, Tesoriere) Scena IV

    10 Duetto Marchesa e Cavaliere

    • Duetto Ch’io non possa il ver comprendere? (Marchesa, Cavaliere) Scena V
    • Tempo di mezzo Così sola, o Marchesina? (Cavaliere, Marchesa) Scena V
    • Cabaletta Io so l’astuzia (Marchesa, Cavaliere) Scena V

    11 Aria con Coro

    • Recitativo secco Nipote, in questo istante (Barone, Marchesa, Cavaliere) Scena VI
    • Scena Perché dunque non vien? (Marchesa) Scena VI
    • Aria Si mostri a chi l’adora (Marchesa) Scena VI
    • Tempo di mezzo Ma voi tacete, o sire? (Marchesa, Cavaliere) Scena VI-VII
    • Cabaletta Sì, scordar saprò l’infido (Marchesa, Cavaliere, Coro) Scena VII

    12 Recitativo e Duetto di Edoardo e Giulietta

    • Scena Oh me felice appieno! (Giulietta, Edoardo) Scena VIII
    • Duetto Giurai seguirlo in campo (Edoardo, Giulietta) Scena VIII
    • Tempo di mezzo Rifletti almen… (Edoardo, Giulietta) Scena VIII
    • Cabaletta Corro al re: saprò difendere (Giulietta, Edoardo) Scena VIII

    13 Settimino

    • Recitativo secco Sì, caro Conte! la Marchesa istessa (Barone, Marchesa, Conte) Scena IX-X
    • Settimino A tal colpo preparata (Marchesa, Cavaliere, Barone, Giulietta, Tesoriere, Edoardo, Conte) Scena X

14 Finale II

  • Scena Sire, venne in quest’istante (Tutti) Scena XI
  • Stretta del Finale Eh! facciam da buoni amici (Tutti) Scena XI
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