Alahor in Granata

GAETANO DONIZETTI:

Alahor in Granata, dramma per musica in due atti, su libretto di autore incerto, tratto da Gonzalve de Cordoue, ou Grenade reconquise (1791) di Jean-Pierre Claris de Florian.

  • PERSONAGGI:

 Zobeida (soprano)

Alahor (baritono)

Muley-Hassem (contralto)

Sulima (mezzosoprano)

Alamor (tenore)

Ismaele (tenore)

Prima rappresentazione: Palermo, Teatro Carolino 7 gennaio 1826.

  • LUOGO: Granata
  • TRAMA:

Atto I

Ali, capo della tribù zegra, ha massacrato tutta la famiglia del capo della fazione rivale degli abenceraghi, tranne Alahor e Zobeida. Alahor è fuggito in esilio, ma Zobeida è invece rimasta, perché innamorata del re di Granata (aria Ah! ti sento, mio povero cor), Muley-Hassem, che è succeduto a suo fratello Ali alla morte di costui. Hassem ritorna a Granata, fiero dei suoi trionfi (aria Ah! sì tanti affanni), ma la pace onorevole che ha concluso col nemico spagnolo sembra un atto di tradimento agli zegri. Il loro capo, Alamor, furioso perché Hassem ha rifiutato la mano di sua figlia, cospira per rovesciare il trono (aria Taci ancor). Affronta il re e, respinto da lui una seconda volta, giura vendetta (duetto Perfido, io no). Tornato in incognito grazie a un travestimento per vendicare la morte di suo padre (aria Ombra del padre mio), Alahor s’introduce dentro il palazzo e rimprovera Zobeida (duetto De’ miei splendori antichi). Nel corso di una cerimonia ufficiale in cui Hassem annuncia le loro nozze imminenti, Zobeida si sente allora obbligata a respingere la sua mano.

Atto II

Hassem tenta di ottenere da Zobeida una spiegazione per la sua condotta (duetto Ah! che per tanto adoro), ed ella gli rivela che Alahor è suo fratello. Nel frattempo, Alahor si unisce alla congiura e si offre volontario per assassinare Hassem (Hassem cadrà fra poco). Ismaele, uno dei congiurati, rivela il piano ad Hassem, che accusa Alahor, ma, sentendo le sue ragioni, lo perdona (duetto A te d’innante mira). Ma, nel momento in cui Alahor benedice l’unione fra sua sorella e il re, gli uomini di Alamor attaccano. Alahor difende Hassem e Alamor viene arrestato. Zobeida può allora gioire nel vedere riuniti suo fratello e il suo amato nel suo rondò finale Confusa è l’alma mia.

  • ANALISI:L’ouverture viene definita “particolarmente brillante” da Piotr Kaminski. Secondo lo stesso autore, invece, la struttura drammatica dell’opera “lascia a desiderare: la prima situazione “conflittuale” (il duetto Hassem/Alamor) non si verifica che a tre quarti del primo atto, ciò che precede questo confronto è costituito da numeri solistici per i quattro protagonisti e da scene decorative. Questo per altro fu dovuto al tenore, che pretendeva anche lui un posto in questa sfilata iniziale di arie spettacolari – lo ottenne… ma dalla penna del compositore locale Andrea Monteleone. La scrittura vocale obbedisce allo stile rossiniano, brillante e ornato, senza il tocco di malinconia che sarà il marchio di fabbrica di Donizetti. Le risorse teatrali del giovane maestro si manifestano comunque nella prima scena, nel vasto accompagnato di Alahor, così come nell’ampiezza degli insiemi”. “Se sono qui riuniti i quattro profili vocali tradizionali dell’opera seria, osserva Philippe Thanh, il contralto si ritaglia la parte del leone. Il ruolo di Hassem si inserisce nella tradizione dei grandi ruoli en travesti del bel canto romantico, da Arsace (Semiramide di Rossini) a Orsini (Lucrezia Borgia, che Donizetti comporrà sette anni più tardi). Come per molte altre sue partiture, Donizetti riciclerà certi passaggi di Alahor in Granata per le sue opere successive: Alahor in Granata è infatti la fonte da cui proviene la marcia militare che accompagna l’entrata in scena del sergente Belcore nell’atto I de L’elisir d’amore, mentre una parte del rondò finale di Zobeida fu ripresa nella versione del 1828 di Emilia di Liverpool.
  • APPROFONDIMENTO: Come tre precedenti debutti, anche Alahor in Granata è opera di ambientazione spagnolesca. Era già accaduto nel 1822, con Zoraide di Granata a Roma, con la Zingara al Teatro Nuovo di Napoli – accolte assai felicemente – e in ottobre alla Scala, con la sfortunata Chiara e Serafina . Con Alahor in Granata Donizetti si presentò al nuovo pubblico palermitano nell’inverno del 1826. Era la nuova opera che per contratto Donizetti era tenuto a comporre per il Teatro Carolino, ove aveva accettato l’incarico annuale di maestro di cappella (dall’aprile 1825 al febbraio ‘26), miseramente retribuito e rivelatosi onerosissimo: «Già il mestiere del povero scrittore d’opere l’ho capito infelicissimo fin dal principio…» scriveva in quell’inverno (a Mayr, 21 dicembre), con parole rimaste celebri.

I condizionamenti palermitani sono rintracciabili da un lato nel ruolo di Muley-Hassem, affidato al contralto en travesti , ma soprattutto nell’inconfondibile scrittura belcantistica, riservata in particolare alle parti di Zobeida (Elisabetta Ferron) e Alahor (Antonio Tamburini, baritono celebre per l’eleganza tecnica). Di quel debutto rimane preziosa e premonitrice testimonianza una recensione anonima del giornale palermitano ‘La Cerere’: «Questo sobrio e delicato compositore ha la prudenza di attenersi al punto medio fra il bello dell’antica musica e gli slanci della nuova, quindi fa presagire per esso un’epoca di fama maggiore, quando col tempo avrà preso quell’ardire che dopo i reiterati e felici successi porta seco la fiducia nelle proprie forze». Alahor fu ripresa il 19 luglio dello stesso anno a Napoli, con interpreti d’ancor maggiore risonanza (Henriette Méric-Lalande e Giovanni Battista Rubini). Solo due settimane prima, per il gala reale del 6 luglio, aveva esordito al San Carlo l’ Elvida : melodramma in un atto ancora ambientato in Spagna, con Mori e Castigliani in guerra tra di loro; il librettista Giovanni Schmidt aveva infatti utilizzato fonti analoghe a quelle di Alahor e Zoraide di Granata . Il breve intervallo tra le due rappresentazioni, l’analogia della scrittura vocale, in Elvida ancora più fiorita – gli interpreti principali (Méric-Lalande e Rubini, con il celebre basso Lablache) erano gli stessi – e l’analogia dei soggetti finì per compromettere un successo più duraturo. (dizionario dell’opera)

  • ASCOLTO:

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