La Zingara

GAETANO DONIZETTI:

La Zingara, melodramma semiserio in due atti su libretto di Andrea Leone Tottola, tratto da La petite bohémienne di Louis-Charles Caigniez.

Personaggio

Voce

Cast prima, 12 maggio 1822
(Direttore: – )

Argilla mezzosoprano Giacinta Canonici
Ines soprano Caterina Monticelli
Fernando tenore Marco Venier
Don Ranuccio Zappador basso Carlo Moncada
Don Sebastiano Alvarez basso Giuseppe Fioravanti
Duca d’Alziras tenore Alessandro Busti
Papaccione buffo Carlo Casaccia
Amelia soprano Francesca Ceccherini
Ghita soprano Clementina Grassi
Manuelita soprano Marianna Grassi
Antonio Alvarez tenore Raffaele Sarti
Sguiglio tenore Raffaele Casaccia
Domestici di Zappador e zingari, coro
  • TRAMA:Don Ranuccio è il cattivo dell’opera: ha imprigionato Don Sebastiano nel suo castello e anche lui vuole uccidere il duca di Alziras, suo rivale politico. La figlia di Ranuccio, Ines, è innamorata di Fernando, ma il padre la vuole dare in sposa ad Antonio, che è il nipote di Don Sebastiano. Argilla, la zingara del titolo, riunisce gli amanti Ferrando e Ines, salva la vita del Duca, che essa porta di nuovo insieme con il fratello e libera Don Sebastiano, che si rivela essere suo padre. Lo spunto comico è dato dal servo Pappacione, ingannato nella sua ricerca di oro in una vecchia cisterna. Tutto si conclude felicemente.
  • Il successo romano di Zoraida di Granata (Teatro Argentina, 28 gennaio 1822) aveva attirato verso il giovane Donizetti l’interesse di Domenico Barbaja, l’impresario più famoso del momento. Quando il musicista giunse a Napoli, nel febbraio 1822, si andava consumando definitivamente la rottura tra Rossini e il pubblico napoletano; Barbaja offrì a Donizetti un contratto come compositore per i Teatri Reali di Napoli, e La zingara costituisce il primo risultato della lunga collaborazione tra i due. Con la rapidità che sarebbe diventata famosa, Donizetti attese alla stesura dell’opera tra marzo e aprile 1822: «Io scrivo precipitevolissimevolmente per accelerare la mia andata in scena», scriveva all’amico librettista Jacopo Ferretti (26 marzo 1822). L’opera incontrò subito grande favore presso il pubblico napoletano, totalizzando ben ventotto repliche tra maggio e giugno, e altre ventiquattro alla ripresa dell’autunno successivo: La zingara gettò quindi le fondamenta della reputazione di Donizetti compositore di opere buffe e semiserie nella capitale partenopea.

Nella movimentata vicenda e nella musica si alternano caratteri nobili e popolari, ritratti con vivace aderenza da Donizetti. Tra i personaggi si distingue la parte dello sciocco Papaccione, capo dei domestici di Zappador, astutamente raggirato da Argilla: il suo coloratissimo napoletano, scritto appositamente per il magistrale buffo Carlo Casaccia, domina largamente i dialoghi parlati. Figura centrale è la zingara, cui Donizetti riserva la prima (con un ritmo di bolero) e l’ultima aria solistica dell’opera. Una particolare ammirazione riscosse il settimino del secondo atto, esemplare per l’indipendenza delle parti, «che solo un allievo di Mayr poteva e sapeva fare» (Florimo). Il ‘Giornale del Regno delle due Sicilie’ osservava che «questo nuovo lavoro del nostro giovane compositore fu coronato da un successo che sostenne la reputazione di lui, acquistatasi nei primi saggi della musica a Roma» (12 maggio 1822). Ripresa al Teatro del Fondo (1825), l’opera continuò a essere rappresentata a Napoli fino al 1840 e fu il primo melodramma donizettiano a venire eseguito fuori d’Italia, in Germania nel 1823. (dizionario dell’Opera)

  • ASCOLTO:

La zingara

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