Zoraida di Granata

GAETANO DONIZETTI:

Zoraida di Granata, melodramma eroico in 2 atti su libretto di Bartolomeo Merelli, tratto da Gonzalve de Cordoue ou Grenade Reconquise di Jean-Pierre Claris de Florian.

  • PERSONAGGI:

Almuzir (tenore)

Almanzor ( basso)

Zoraide (soprano)

Abenamet (contralto)

Ines (mezzosoprano)

Alj Zegri(basso)

Abenceragi, Zegri, guerrieri, soldati, schiavi e schiave

Prima rappresentazione: Roma, Teatro Argentina 28 gennaio 1822.

  • LUOGO: Granata, capitale regno de’ Mori. 
  • EPOCA: 1480.
  • TRAMA:Almuzir ha ucciso il re di Granada e usurpato il suo trono. Per affermare la sua posizione cerca di sposare la figlia del re, Zoraida. Ma lei ama Abenamet, capo degli Abenceragi. Per sbarazzarsi del rivale Almuzir lo nomina al comando dell’armata che dovrà combattere gli spagnoli. Quando Abenamet ritorna, seppur vincitore, senza lo stendardo della città perso con l’inganno, viene fatto arrestare per tradimento. Zoraida si rassegna a sposare il re Almuzir per salvare Abenamet ma nella notte seguente viene scoperta insieme al suo amato dal capo delle guardie Alj Zegri. Solo se qualche valoroso combatterà per lei non verrà arsa sul rogo. Abenamet si batte allora in duello con Alj Zegri e vincendolo lo costringe a confessare la perfida trama ordita da Almuzir. La folla invoca allora la morte per il re ma Abenamet lo perdona e questi, pentito, benedice l’unione dei due amanti.
  • APPROFONDIMENTO: 

    Nella primavera del 1821 l’impresario Giovanni Paterni, responsabile dei teatri romani, si era rivolto a Mayr per una nuova opera. Il maestro bavarese con ogni probabilità indicò in sua vece l’allievo prediletto, sottolineandone la fantasia e la «facilità di estendere le idee». Per il giovane compositore era un’occasione da non perdere, tanto più che i cantanti a sua disposizione erano di prim’ordine, in testa il celebre tenore bergamasco Domenico Donzelli e il soprano Maria Ester Mombelli.

A meno di due settimane dal debutto Donizetti dovette eliminare tre numeri e adattare la parte di Abenamet a un ‘musico’, cioè un contralto en travesti ; infatti il secondo tenore Amerigo Sbigoli, nel tentativo di emulare il Donzelli in scena, si spezzò una vena e pochi giorni dopo morì. Nonostante gli inconvenienti, l’opera fu accolta trionfalmente; sul settimanale romano ‘Notizie del giorno’ (31 gennaio) la recensione dell’abate Celli annunciava una «nuova e lietissima speranza per il teatro musicale italiano». La focosità dei sentimenti, il calore mediterraneo e il clima di accese passioni si vestono di una musica esuberante e aggressiva, generosa di espansioni melodiche e di acrobazie belcantistiche. L’ambientazione esotica viene incrementata anche da un reiterato cromatismo discendente, come nella cullante romanza notturna di Zoraide (“Rose che un dì spiegaste”). Formidabile virtuosismo e copiosi abbellimenti di bravura si trovano infatti in tutti i pezzi allora più acclamati. L’opera venne ripresa due anni più tardi, sempre a Roma, con una profonda revisione del libretto e della musica. L’eleganza della nuova veste poetica, opera del raffinato Jacopo Ferretti, non raccolse tuttavia analoghi entusiasmi di pubblico.

  • ASCOLTO:

Ouverture

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