Belisario

GAETANO DONIZETTI:

Belisario, tragedia lirica in 3 parti su libretto di Salvatore Cammarano, tratta da dall’adattamento di Lugi Marchionni del dramma Belisarius di Eduard von Schenk.

  • PERSONAGGI:

Giustiniano, Imperatore d’Oriente (basso)

Belisario, suo comandante supremo (baritono)

Antonina, sua moglie (soprano)

Irene, loro figlia (mezzosoprano)

Alamiro, prigioniero di Belisario (tenore)

Eudora, amica di Irene (soprano)

Eutropio, capo delle guardie imperiali (tenore)

Eusebio, custode delle prigioni (basso)

Ottario, capo degli Alani e dei Bulgari (basso)

Senatori, veterani, Alani, Bulgari, donzelle, pastorelle dell’Emo (coro)

Prima rappresentazione: Venezia, Teatro la Fenice 4 febbraio 1836.

  • TRAMA:

    Parte prima: Trionfo

    Belisario torna a Bisanzio dopo una vittoriosa campagna in Italia, salutato da Giustiniano e dall’amata figlia Irene (La man terribile del vincitore). Tra i prigionieri vi è il giovane Alamiro, che viene graziato da Belisario, ma questi rifiuta la libertà e si offre di servire il condottiero (Quando di sangue tinto).
    Frattanto, la moglie di Belisario, Antonina, è furibonda con il marito, perché lo ritiene colpevole di aver ucciso il figlio, Alessi appena nato (Oh desìo della vendetta). Aiutata da Eutropio, capo delle guardie imperiali, fa arrivare una lettera all’imperatore dove accusa Belisario di alto tradimento. Giustiniano fa convocare Belisario che viene accusato sia da Eutropio che dalla moglie. Belisario è condannato all’esilio e ad essere accecato (Per me suona già l’ora funesta).

    Parte seconda: Esilio

    Un coro di Veterani compiange Belisario, e Alamiro entra dicendo che Eutropio ha eseguito l’ordine di Giustiano e che ha accecato il condottiero. Irene entra, e decide di seguire il padre ovunque vada (Dunque andiam).

    Parte terza: Morte

    In una landa presso Bisanzio, errano Belisario e Irene. I due si nascondo in una spelonca all’arrivo dei soldati di Ottario (Diffondasi terribile grido di guerra), e vengono a sapere che Alamiro si è alleato con loro. Belisario esce allo scoperto, e accusa Alamiro di essere infedele alla Grecia. Alamiro replica che anche se orfano egli era di origine greca, abbandonato in Italia da un marinaio. A quelle parole Irene capisce: è lui il fratello Alessi, che non era stato ucciso ma abbandonato sulle spiagge italiane. Ricongiunto al figlio, Belisario organizza la difesa di Bisanzio (Figli, andiam). A Bisanzio, Giustiniano ordina ai soldati di difendere la città. Entra Antonina, sconvolta dai rimorsi, e gli rivela le sue colpe e la falsa lettera, mentre l’imperatore si sdegna ad ogni parola (Da quel dì che l’innocente). Risuonano grida di vittoria: i Greci hanno trionfato sulle truppe di Ottario, ma entra Alamiro/Alessi che comunica che Belisario è stato ferito mortalmente. Belisario viene condotto morente al cospetto dell’imperatore (A te, Cesare): gli raccomanda i figli, e muore. Antonina, sconvolta, chiede perdono, ma tutti la maledicono (Aborrita dai mortali) e sviene sul corpo del marito.

  • APPROFONDIMENTO: La stesura dell’opera, iniziata alla fine di ottobre del 1835 a Napoli, si concluse a Venezia, pochi giorni prima della rappresentazione. Il 6 gennaio 1836, accingendosi a dare inizio alle prove, Donizetti aveva quasi ultimata la partitura; in seguito avrebbe adattato alcune parti alle peculiarità vocali di interpreti con i quali non aveva mai lavorato (Caroline Ungher nel ruolo di Antonina, Celestino Salvatori nella parte del protagonista e Antonietta Vial in quella di Irene), e che la sera della ‘prima’ furono accolti con grande favore.

L’opera è la prima tra quelle serie scritte da Donizetti per Venezia, città nella quale il musicista aveva mosso i primi passi della sua carriera. Il libretto, scritto nel 1832, è un lavoro ancora immaturo e di una frammentarietà di cui Donizetti riuscì solo in parte ad avere ragione. Il soggetto inaugura peraltro una maniera nuova nell’opera del musicista bergamasco, poiché concentra l’attenzione sul protagonista maschile, un baritono, rinunciando al tradizionale motivo amoroso e romantico imperniato classicamente sul ruolo femminile e anticipando così quel topos del rapporto padre-figlia che sarà in seguito ampiamente sviluppato da Verdi (duetto “Ah se potessi piangere”). Il notevole risalto conferito al protagonista rende per contro meno approfondita la definizione degli altri personaggi e in particolare di Antonina, la protagonista femminile, alla quale il librettista ha conferito tratti negativi abbastanza convenzionali. Rimarchevole è pero l’abilità di Donizetti nel restituire la drammaticità di una situazione con pochi tratti e di eludere, per specifiche esigenze drammatiche, la tradizionale soluzione di continuità tra la prima parte del duetto e l’episodio successivo (il cosiddetto ‘tempo di mezzo’ durante il quale l’azione riprende a fluire incalzante), rendendo in tal modo più naturale l’attacco della cabaletta finale (duetto “Quando di sangue tinto”). (Dizionario dell’Opera)

  • EDIZIONE CELEBRE: Nel 1969 dell’opera alla Fenice con Leyla Gencer (Antonina), Nicola Zaccaria (Giustiniano) e Giuseppe Taddei (Belisario).
  • ASCOLTI:

Fin la tomba è a me negata (Leyla Gencer)

Egli è spento (Leyla Gencer)

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