I pazzi per progetto

GAETANO DONIZETTI:

I pazzi per progetto, farsa in un atto su libretto di Domenico Gilardoni, tratta da Une visite à Bedlam (Parigi 1818) di Scribe e Delestre Poirson.

  • PERSONAGGI:

Darlemont, direttore dell’ospedale de’ pazzi, zio di Norina (basso)

Norina, sposa di Blinval (soprano)

Blinval, colonnello (basso-baritono)

Cristina, giovane francese, innamorata di Blinval (mezzosoprano)

Venanzio, vecchio avaro, tutore di Cristina (basso)

Eustachio, trombetta del reggimento di Blinval (baritono)

Frank, servo di Darlemont (basso-baritono)

Prima rappresentazione: Napoli, Teatro San Carlo 2 febbraio  1830

  • LUOGO: Parigi
  • TRAMA:L’azione si svolge in un ospedale di pazzi il cui direttore, Darlemont, ha una nipote, Norina, sposata con Blinval, colonnello dei dragoni. La lontananza dell’uomo dall’amata sposa per ragioni militari e la reciproca gelosia, sono le cause di un susseguirsi di azioni nel momento in cui i due si rincontrano. Essendo il luogo del casuale incontro, proprio quell’ospedale, di cui il direttore è lo zio di Norina, i due, alternativamente, si fingono pazzi per scoprire i veri sentimenti del rispettivo consorte, dando così adito ad un frenetico carosello di inganni ed equivoci. Se a tutto questo si aggiungono: un servitore molto ciarlone, e fin troppo sincero,(Frank), un trombettiere disertore che si finge medico (Eustachio), una giovane e bella ragazza, (Cristina), ex amante del colonnello, che cerca di sfuggire al vecchio tutore (Venanzio), che a sua volta, vorrebbe farla crescere pazza, per prenderle la dote, si hanno tutti gli ingredienti, molto ben assortiti, per ottenere una farsa con tutte le regole. Al finale, molto ben strutturato, vi è la pacificazione e la morale d’obbligo.
  • APPROFONDIMENTO:Dopo aver passato l’estate 1829 a Roma, Donizetti era tornato a Napoli; nella capitale pontificia, il 29 luglio, la moglie Virginia Vasselli aveva partorito prematuramente il primogenito Filippo Francesco Achille Cristino, che sopravvisse a stento soli tredici giorni (lettera di Donizetti al padre, 20 agosto 1829). A Napoli era impegnato con il librettista Gilardoni nella stesura de Il diluvio universale (Teatro San Carlo, 6 marzo 1830), a cui teneva molto e per la quale aveva «faticato assai» (al padre, 4 maggio 1830). In quello stesso inverno, sempre su testo di Gilardoni, il musicista preparò l’atto unico I pazzi per progetto per una serata in suo onore, come era già accaduto con Le convenienze e inconvenienze teatrali nel novembre 1827. Il 6 febbraio al Teatro San Carlo la farsa «riuscì brillantissima: sarà perché son ben veduto – spiega Donizetti – ma io qui tutto ciò che faccio, tutto va bene» (al padre, 13 febbraio).

    Privata dei tratti più moraleggianti, la trama derivava da una fortunata commedia di Cosenza, che attingeva direttamente alla farsa Une visite à Bedlam (Parigi 1818) di Scribe e Delestre Poirson, ed era già stata utilizzata nell’opera buffa Una visita a Bedlam di Benoît Auguste Bertini (Napoli, Teatro del Fondo, 1824). È l’unica opera di Donizetti dedicata al tema della pazzia in chiave esclusivamente comica, e si riallaccia a una tradizione di spettacoli assai popolari nella seconda metà del Settecento inaugurata da L’arcifanfano, re dei matti di Goldoni (1760). Il manicomio era l’allegoria della pazzia di ogni giorno, in accordo con l’idea di Shakespeare che tutto il mondo è un manicomio.

Donizetti si muove con sicurezza infallibile sulle tracce di lavori che già lo avevano visto trionfare con successo ( L’ajo nell’imbarazzo , Le convenienze , Il giovedì grasso ). Il fiuto teatrale con cui si dilettava nel comporre la satira è evidente fin dall’introduzione strumentale; l’idea melodica principale si prolunga nella sortita di Darlemont (“Ma che razza di dottori”) e suggerisce che il direttore del manicomio – è lui che aziona tutta la vicenda, utilizzando gli elementi che gli si parano davanti – in fondo possa corrispondere allo stesso Donizetti. Il fitto intreccio è schizzato con freschezza e il gioco marcato di contrasti, evidente fin dall’anomala distribuzione delle voci (due soprani e cinque bassi), trova ogni occasione per manifestarsi. La cabaletta di Norina (“All’udir che il mio tesoro”), scritta per l’agile voce di Luigia Boccabadati, è un evidente omaggio alla cantante, con colorature e accenti di civetteria che l’orchestra commenta con lieve ironia. “Io son pazzo e non son pazzo” di Blinval è una melodia che torna al punto di partenza (tonica-dominante-tonica), proprio come vuole il testo. Finzioni e allusioni culminano con la citazione dalla Semiramide di Rossini (“Qual mesto gemito da quella tomba”, il Largo concertato dal finale del primo atto), che Norina canta «con accento tragico esagerato». Attraverso le giustapposizioni di toni elevati e buffi, le citazioni enfatizzano l’artificiosità della pazzia di Norina. Donizetti utilizza la musica come elemento dinamico per il riavvicinamento tra i due amanti. Scoperta la finzione, Blinvald incontra nuovamente Norina, che sta esercitandosi al pianoforte: con la viola intona il tema di una cabaletta del Barbiere di Siviglia (aria di sostituzione “Ah, se è ver in tal momento”) ed ella lo accompagna. Poi Norina canta accompagnandosi la melodia popolare “Tirsi lontan da Clori” e Blinval aggiunge un goffo contrabbasso obbligato. Dopo il dialogo strumentale, l’incontro tra i due si realizza nel recitativo e si conclude in un duetto secondo le convenzioni dell’opera buffa: il finale (“Donne care qui fra noi”) è lo stesso dell’ Ajo nell’imbarazzo . L’anno successivo, a Roma, «i fischi raggiunsero le stelle»: la nuova sensibilità romantica verso le tematiche legate alla follia, inaugurata con la Nina pazza per amore (Caserta 1789) di Paisiello e le comédies larmoyantes fecero apparire superata la farsa donizettiana. A Napoli, invece, l’opera restò in cartellone fino al 1845, tanto che Il ritorno di Pulcinella dagli studi di Padova di Vincenzo Fioravanti (Napoli 1837), tra le ultime opere ambientate in un manicomio, arrivava a proporre un concertato finale di pazzi che cantano dei sillabati senza senso sull’ouverture della Semiramide di Rossini.

  • ASCOLTO:

I pazzi per progetto

 

 

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