Esclarmonde

JULES MASSENET:

Esclarmonde, Opéra romanesque in un prologo, quattro atti e un epilogo sulibretto (French libretto (from other source)

di Alfred Blau e Louis de Gramont, dal romanzo Parthenopeus de Blois.

  • PERSONAGGI:

Esclarmonde, principessa di Bisanzio (soprano)
Parséis, sua sorella (mezzosoprano)
Roland, cavaliere e Conte di Blois (tenore)
Phorcas, imperatore e padre di Esclarmonde (basso)
l’Arcivescovo di Blois (baritono)
Énéas, cavaliere bizantino e amante di Parséis (tenore)
Cléomer, re di Francia (baritono)
Un inviato saraceno (tenore)
Un araldo bizantino (tenore)
Dignitari dell’impero, cavalieri, guardie, monaci, preti, penitenti, guerrieri, vergini, fanciulli, spiriti, popolo (coro)

Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique 15 maggio 1889.

  • EPOCA: Medioevo.
  • LUOGO: Bisanzio, un’ isola incantata, Blois, la foresta delle Ardenne.
  • TRAMA:

Atto I

Bisanzio.

L’imperatore Phorcas decide di abdicare in favore della figlia Esclarmonde, ma a due condizioni: ella deve prima compiere 20 anni, inoltre dovrà sposare il cavaliere che vincerà il torneo indetto per trovarle un marito; fino ad allora, dovrà nascondersi dietro un velo.

Esclarmonde è riluttante, confessando alla sorella di essere innamorata di un cavaliere, Roland; tramite Énéas, fidanzato della sorella, viene a sapere che Roland è promesso a Bathilde, figlia del re Cléomer. La giovane decide di trasportarlo su un’isola magica per sedurlo; per portare a termine il suo scopo, ricorre a un incantesimo: fa trovare a Roland una barca che lo conduce all’isola, dove arriva immerso in un sonno profondo.

Si risveglia tra le braccia di Esclarmonde, che gli promette un matrimonio e la gloria, a patto che non cerchi di svelare la sua identità.

Dopo una notte d’amore, Roland parte alla volta di Blois, conquistata dai Saraceni, per tentare di liberarla; la principessa gli promette di raggiungerlo ogni notte ovunque andrà, donandogli una spada magica con cui sconfiggere il nemico.

Atto II

Roland vince la battaglia e come ricompensa ottiene la mano della principessa Bathilde, rifiutando però l’offerta senza rivelarne il motivo; l’arcivescovo di Blois, insospettito, lo costringe a rivelare il suo segreto, irrompendo di notte nella stanza dove Roland ed Esclarmonde si accingono a passare la notte. La principessa è smascherata dal religioso, ed è costretta tra le lacrime a rinunciare al giovane, che finalmente può vedere il suo volto. Esclarmonde se ne va scortata dagli spiriti del fuoco.

Atto III

Esclarmonde è caduta in un sonno profondo, ma è svegliata dal padre, che le intima di rinunciare a Roland, pena la perdita dei suoi poteri e l’esecuzione del giovane; la principessa non può fare altro che obbedire, comunicando al cavaliere la sua decisione. Il giovane, prostrato dal dolore, decide di farsi uccidere combattendo in un torneo, che però finisce per vincere.

La gara è proprio quella per la mano di Esclarmonde, che ora è libera di amare Roland e di mostrargli il suo volto.

  • APPROFONDIMENTO:

La nascita di Esclarmonde è strettamente legata all’incontro di Jules Massenet col giovane soprano californiano Sibyl Sanderson (1865-1903). Il personaggio della principessa-maga nasce per lei, per la sua voce straordinaria che si estende fino al sol sopracuto, per il suo viso e il suo sguardo, affascinanti a detta dei contemporanei. L’incontro di Massenet con la Sanderson e con il soggetto di Esclarmonde ha quasi del miracoloso se si presta fede al racconto fatto dallo stesso compositore nelle sue memorie, non sempre attendibili. Massenet conosce Sibyl nel 1887 in un salotto parigino, dove lei canta l’aria della regina della notte, dal Flauto magico di Mozart, lasciandolo estasiato e allibito. All’indomani di questo incontro il suo editore, Georges Hartmann, gli sottopone il manoscritto di Esclarmonde e allora, dopo una rapida scorsa al soggetto, il compositore si rende conto di aver appena incontrato l’interprete adatta, anzi l’unica interprete possibile. Sia che abbia davvero avuto un legame sentimentale con Massenet, sia che ciò non risponda al vero, il ruolo svolto da Sibyl nel corso della stesura dell’opera andò al di là di quello della musa ispiratrice: ella partecipò costantemente al lavoro di Massenet, e in particolare all’orchestrazione, che ebbe luogo durante un loro soggiorno a Vevey, nel luglio e agosto 1888. E lo stesso compositore lo riconobbe, prima dedicandole la prova di stampa dello spartito con parole eloquenti («a Mademoiselle Sibyl Sanderson, la creatrice della parte di Esclarmonde, quest’opera che è stata scritta per lei») e poi facendole apporre la firma nell’ultima pagina della partitura manoscritta, accanto alla sua.

Il soggetto dell’opera venne tratto da un romanzo del XII secolo, Parthenopeus de Blois , scoperto dal librettista Alfred Blau nella biblioteca di Blois nel 1871, e rielaborato con l’aiuto di Louis de Gramont in un libretto intitolato Pertinax , offerto in prima battuta, nel 1882, al compositore belga Auguste Gevaert che non ne fece niente. Pertinax rientrava in quel filone medieval-mistico-orientale assai di moda dopo che Catulle Méndes aveva invitato i musicisti francesi a creare una mitologia nazionale sulla scorta di quella wagneriana, e che aveva già prodotto opere come Sigurd di Reyer, o Le roi d’Ys di Lalo, e in seguito produrrà Fervaal di D’Indy. A tale filone Blau e Gramont aggiunsero suggestioni provenienti dall’ Orlando Furioso , come il nome del protagonista maschile, Roland, l’isola incantata come luogo della passione, chiara reminiscenza degli amori di Ruggero e Alcina, e anche un pizzico di Lohengrin , nel divieto ingiunto da Esclarmonde all’amante di conoscere la sua identità, nonché, pure, qualcosa dalla Valchiria – il sonno in cui precipita la protagonista.

Per il soggetto, per l’orchestrazione, e soprattutto per l’uso dei Leitmotive, Esclarmonde è ritenuta comunemente l’opera più ‘wagneriana’ di Massenet. Egli fu sicuramente uno dei primi musicisti francesi a studiare Wagner, per il quale dichiarò più volte pubblicamente la propria ammirazione. In un intervista a ‘Le Figaro’ del 19 gennaio 1884 individuava il maggior merito di Wagner nell’aver privilegiato la creazione di una «atmosfera drammatica» piuttosto che quella dei singoli personaggi, al contrario dei maestri italiani. E in effetti, in Esclarmonde si accentua l’uso, già presente in Manon , di motivi detti ‘caratteristici’, legati a un personaggio o a un sentimento, e motivi ‘di situazione’ affidati all’orchestra, che producono invece uno ‘sfondo’; su questi ultimi Massenet costruisce ogni scena. In Esclarmonde sono presenti nove ‘motivi caratteristici’ principali, tra i quali quelli di Esclarmonde, di Roland, delle nozze, del torneo e due diversi per la magia. Sul modello wagneriano, anche l’amplissima tavolozza orchestrale viene sfruttata a fini drammaturgici, utilizzando certi colori in determinate situazioni. La maestria di Massenet in questo campo è ormai somma; a proposito del duetto del secondo atto il critico Camille Beillague ebbe a dire che la strumentazione di Massenet, già «lussureggiante», era divenuta persino «lussuriosa». Pertanto il ‘wagnerismo’ di Massenet non è mai mera imitazione, ma riappropriazione creativa del linguaggio operistico allora più avanzato e adeguato al soggetto. L’opera ebbe un grandissimo successo, anche grazie all’interpretazione della Sanderson, il cui sol sopracuto venne soprannominato la ‘nota-Eiffel’, con riferimento alla famosa Tour inaugurata per l’Esposizione universale di quell’anno. Restò memorabile in particolare la scena dell’incantesimo nel primo atto: per la prima volta fu utilizzata la lanterna magica che proiettava su uno schermo sette quadri di Eugène Grasset, raffiguranti l’evocazione di Roland da parte di Esclarmonde.

  • VOCALITÀ:

Il ruolo di Esclarmonde è uno dei più impervi dell’intero repertorio. Richiede un soprano drammatico d’agilità di notevole estensione e dalla coloratura “spericolata”, oltre al possesso di una dinamica solida e un legato da manuale. Inoltre sono numerose le difficoltà tecniche: salti d’ottava, trilli e staccati in zona acuta.

La tessitura della parte spazia su due ottave e mezzo, dal do centrale al sol sovracuto (do3 – sol5); Massenet, avendo scritto la parte su misura per l’eccezionale estensione vocale della Sanderson, ha però previsto per quei soprani che non riescono a toccare questa nota, la possibilità di abbassarla ad un mi naturale sovracuto.

  • ASCOLTO:

D’une longue torpeur je sens que je m’éveille... Joan Sutherlan

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