Hérodiade

JULES MASSENET:

Hérodiade, Opéra tragique in quattro atti e sette quadri su libretto di Paul Milliet e Henri Grémont [Georges Hartmann], da Flaubert.

  • PERSONAGGI:

Phanuel, astrologo caldeo (basso)
Salomé, figlia di Hérodiade (soprano)
Hérode, re di Galilea, (baritono)
Hérodiade, moglie di Hérode (mezzosoprano)
Jean (Giovanni Battista) (tenore)
Giovane babilonese (soprano)
Vitellius, proconsole di Roma (baritono)
Il gran Sacerdote, (baritono)
Voce dal tempio (tenore)
Mercanti, romani, schiavi, sacerdoti, soldati, guarduie del tempio, popolo (coro)

  • EPOCA: regno di Erode Antipa.
  • LUOGO: Gerusalemme.
  • TRAMA:

Atto I

Nel cortile del palazzo di Erode, meracnti e swchiavi si preparano ai commerci della giornata. Dei litigi vengono sedati dall’arrivo di Phanuel, che rimarca che il nemico di tutti è Romae che dunque non litighino fra loro. Salomé entra ed esprime determinazione di trovare sua madre, con sorpresa di Phanuel, che sa di chi si ntratti. In un’ampia aria (Il est doux, il est bon) ella insiste che solo il profeta Giovanni, noto come il Battista sembra capirla.

Essi se ne vanno e dopo di loro arrivano il re e la regina, lui in cerca di Salomé di cui è innamoprato, lei giurando vendetta contro il cosiddetto profeta, che proprio quel mattino le aveva lanciato un’anatema ( Hérode! ne me refuse pas). Ella ha abbandonato famiglia e figlia per Erode e ne chiede risarcimento. Per ragioni politiche, Erode, glielo nega, ma arriva Giovanni che le grida Jezebel finchè Erode e la regina si ritirano nel palazzo.

Salomé ritorna e l’atymosfera cambia: da pubblica recriminazione a coinvolgimento privato. Un tema lirico emerge quando Salomé dichiara commossa il suo amore per Giovanni, che , sia pur delicatamente, la respinge. La musica diviene più appassionata, ma il Battista le comanda di “amare come si ama nei sogni” . E’ una scena del più gran fervore lirico.

Atto II

Appartamenti di  Erode. Degli schiavi danzano, ma Erode, in uno dei grandi pezzi per baritono del reportorio francese, canta ossessivamente il suo amore per Salomé (Vision fugitive et toujours poursuivie). Arriva Phanuel e lo accusa di usare i suoi problemi privati per non dover affrontare i romani, ma Erode risponde di confidare nell’ascendente di Giovanni sul popolaccio per sconfiggere i romani: in seguito si prenderà lui stesso cura di quel che considera un agitatore religioso.

Una pubblica piazza a Gerusalemme. In una scena non priva di grandiosità, Erode, incita la folla in una frenesia rivoluzionaria finchè l’apparire di Vitellius, proconsole romano, non ne raffredda gli ardori. Vitellius promette la libertà religiosa e l’atto si conclude con i canaaniti, condotti da Salomé e dal Battista, che esaltano la maggiore forza del potere riquale su quello temporale.

Atto III

La notte, a casa, Phanuel (in una scena scritta nel 1884 per Edouard de Freszke) medita (Astres étincelants) sul significato del Battista: profeta o rivoluzionario? Erodiade gli domanda il nome della ragazza cha ha rubato l’amore di suo marito ed egli, alludendo alla bambina che abbandonò quando sposò Erode, le indica costei e l’innamorata di Erode sono la stessa persona. Erodiade rifiuta di credergli.

Il tempio dove Giovanni si trova imprigionato. Le riflessioni di Salomé vengono interrotte d aeRode, cupo e depresso per la piega presa dagli eventi, che paiono lasciarlo alla mercé dei romani. Egli la scova ed indulge in una disperata effusione d’amore (Salomé! Demande au prissonnier). Salomé lo respinge ed egli minaccia lei e l’uomo che lei ama, mentre il Gran Sacerdote convoca il popolo in preghiera. Al termine del rito, gli ebrei chiedono che Vitellius metta a morte il Battista come falso messia. Vitellius cede il giudizio ad Erode, il quale conduce un processo che, una volta che Salomé ha chiarito che ami Giovanni e che intenda condividere il suo destino, condanni a morte il battista.

Atto IV

In prigione, il Battista si prepara a morire con un’aria eloquente (Adieu donc, vain objects), all’apparire di Salomé, ammette di amarla. Nella sala dei banchetti del palazzo dl proconsole sono in pieno svolgimento dei festeggiamenti nello stile di Meyerbeer,  con tanto di balletto. Salomé supplica per la vita del Battista commuovendo perfino Erodiade, ma è troppo tardi. Appare il boia con una spada insanguinata. Il tentativo che Salomé compie di pugnalare Erodiade è impedito da un grido disperato: Grâce! Je suis ta mère. Salomé volge allora il pugnale contro se stessa e l’opera si conclude.

  • APPROFONDIMENTO:

Il successo internazionale di Le Roi de Lahore valse a Massenet la commissione di un nuovo grand-opéra da parte degli editori Georges Hartmann e Giulio Ricordi. L’opera doveva essere composta in due versioni, francese e italiana, e rappresentata in ‘prima’ quasi contemporaneamente a Parigi e a Milano. Lo stesso Hartmann suggerì probabilmente il soggetto e partecipò alla stesura del libretto insieme a Paul Milliet, un caro amico di Massenet, mentre per realizzare la versione italiana venne chiamato Angelo Zanardini. La scelta del tema biblico rientrava pienamente nel gusto decadente dell’ultima parte dell’Ottocento, a conferma di quella che Alberto Arbasino ha spiritosamente definito una vera e propria «sindrome di Salomé»: basti citare la pièce incompiuta di Stéphane Mallarmé Hérodiade (alcune scene pubblicate nel 1871), il racconto omonimo di Gustave Flaubert nei Trois contes (1877), i quadri di Gustave Moreau (1878), il romanzo A rebours di Joris-Karl Huysmans (1884), la Salome di Oscar Wilde (1891) illustrata da Aubrey Beardsley (1894), in seguito utilizzata da Strauss per l’opera omonima. Delle diverse incarnazioni della lussuriosa principessa, Massenet scelse quella di Flaubert, che d’altra parte aveva, come Mallarmé, incentrato il suo racconto sulla madre Hérodiade. Il 29 novembre 1877 Massenet inviò a Ricordi una copia dei Trois contes di Flaubert, e a dicembre si disse ansioso di ricevere la sceneggiatura; un contratto venne steso nel successivo viaggio in Italia per le rappresentazioni del Roi de Lahore , e il 26 novembre 1878 Massenet annunciò a Ricordi di avere cominciato a lavorare all’opera, che lo appassionava sempre più: «Lavoro con fervore a un’opera in cui sto mettendo la mia vita, la mia fede, il mio cuore e il mio sangue. Se l’opera cade, non potrò alzarmi da un colpo duro e mortale», scrisse il 7 luglio 1879. Il 27 dicembre l’opera è compiuta e il compositore inizia il lavoro di orchestrazione, terminato nel settembre 1880. Intanto, però, sorgono problemi per la messa in scena: spaventato dalla scabrosità del libretto, il direttore dell’Opéra, Auguste Vaucorbeil, si tira indietro, e anche Ricordi tentenna, probabilmente anche per l’insuccesso dell’oratorio La Vierge . Stando alle memorie di Massenet, fu un incontro fortuito con il direttore del teatro di Bruxelles a risollevare le sorti di Hérodiade ; in realtà anche Hartmann si mosse per far rappresentare un’opera che stava diventando ‘maledetta’. La ‘prima’ brussellese (presentata in una prima versione in tre atti, mentre quella del 1884 fu la ‘prima’ in quattro) fu un successo enorme – oggi si direbbe ‘un evento’ – cui presenziò la corte belga al gran completo, con buona parte dell’ intellighenzia francese. Incoraggiato, Ricordi ritornò sul progetto; ma la ‘prima’ italiana, avvenuta alla Scala il 23 febbraio 1882, ebbe solo una tiepida riuscita, forse a causa del cast inadatto. L’argomento dell’opera, l’insana passione di Erode per la figliastra Salomé e l’amore di costei per il profeta Giovanni, si prestava all’acuta sensibilità di Massenet per i temi amorosi, portandolo a trascurare gli aspetti più tipicamente da grand-opéra . Rispetto al soggetto biblico vennero introdotte delle modifiche: anzitutto Hérodiade scopre che Salomé è la figlia da lei abbandonata solo nel terzo atto, e Salomé e Erode lo accertano solo nell’ultima scena. Hérodiade, quindi, dapprima è torturata dalla gelosia per la rivale; poi, nell’ultima scena, è straziata tra l’amore di madre e l’odio verso il profeta. Salomé (come del resto sarà in Strauss) non è una torbida seduttrice ma una trepida adolescente, che scopre per la prima volta l’amore, ed è inoltre attratta dalla fede additatale da Jean; dopo la morte del Battista si getta su Hérodiade per assassinarla ma, scopertane l’identità, si pugnala. Il cambiamento più importante tocca al personaggio di Giovanni: egli è turbato profondamente dal fascino della fanciulla, e tenta di rivestire di misticismo una passione sensuale («Aime-moi donc alors, mais comme on aime en songe»); solo dinanzi alla morte confesserà il suo amore, nell’appassionato duetto finale (“Que je puis respirer”). È stato notato che alcuni tratti della sua figura richiamano quella di Cristo, cosa che fu sicuramente motivo di scandalo: viene indicato come Messia, condannato alla crocifissione, e nella preghiera finale (“Adieu donc, vains objets”) si rivolge a Dio come suo figlio. Infine, manca nell’opera ogni accenno alla famosa danza dei sette veli, che costituirà invece il clou dell’opera di Strauss; per non infrangere le consuetudini del genere, che dava largo spazio al balletto, Massenet compose due episodi danzati per il secondo e il quarto atto, mentre nella scena della piazza di Gerusalemme (secondo atto) pagò il suo tributo al gusto per il tableau . Hérodiade può essere considerato il primo lavoro della piena maturità di Massenet, che qui dimostra una totale e raffinata padronanza dell’orchestrazione e un uso sapiente dei motivi conduttori. È inoltre la prima opera in cui egli svolge compiutamente il suo tema ‘principe’, quello dell’ossessione erotica. Da questo punto di vista il personaggio più importante è Erode, cosa di cui era consapevole lo stesso compositore: la sua aria del secondo atto, l’Andante in 6/8 “Vision fugitive”, mostra per la prima volta la tipica melodia massenetiana, che procede a piccoli intervalli intorno alle stesse note, con quelle volute e quelle curve che ricordano le inanellate pettinature femminili ritratte in tanta pittura di quel periodo. (Dizionario dell’Opera)

  • ASCOLTI:

L’aube renaît à peine, Montserrat Caballé

Salome! Jean! Caballé, Carreras

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