Le Roi de Lahore

JULES MASSENET:

Le Roi de Lahore, opera in cinque atti e sette quadri su libretto di Louis Gallet.

  • PERSONAGGI:

Sitâ, sacerdotessa di Indra (soprano)
Kaled, servitore del re (mezzosoprano)
Alim, re di Lahore (tenore)
Scindia, ministro di Alim (baritono)
Timour, sommo sacerdote di Indra (basso)
Indra, divinità indiana (basso)

Prima rappresentazione: Parigi, Opéra, 27 aprile 1877 .

  • EPOCA: Durante l’invasione musulmana, nell’undicesimo secolo.
  • LUOGO: India.
  • TRAMA:

Atto I

Il popolo di Lahore è raccolto al tempio per chiedere protezione divina contro gli invasori, e viene incoraggiato dal sommo sacerdote Timour. Scindia, ministro del re Alim è innamorato di Sitâ, sua nipote, sacerdotessa del tempio. Scindia chiede a Timour di liberare Sitâ dal voto, e gli fa notare che da tempo incontra un giovane. Nel santuario di Indra, Scindia induce Sitâ ad ammettere il suo interesse per questo giovane straniero, ma ella rifiuta di dire chi sia; Scindia l’accusa di sacrilegio, e i sacerdoti vogliono che essa canti la preghiera serale per attirare in trappola il giovane. Una porta segreta si apre e appare un giovane: è il re Alim, che confessa il proprio amore e chiede la mano di Sitâ. Timour chiede al re di espiare le sue colpe guidando l’esercito contro i musulmani. Scindia progetta di organizzare un’imboscata per uccidere il re.

Atto II

L’accampamento del re è sistemato nel deserto di Thol. Sitâ lo ha seguito e attende il suo ritorno dalla battaglia. I soldati, in rotta, rientrano sconfitti. Scindia cerca di convincerli a unirsi a lui per usurpare il trono. Ferito, Alim muore tra le braccia di Sitâ (“Restons unis”).

Atto III

Nel paradiso di Indra, dove si odono canti e danze orientali, giunge l’anima di Alim, che ammette di sentire la mancanza di Sitâ. Indra ne sente pietà e decide di far tornare Alim in vita, come la più umile delle creature, finché Sitâ vivrà.

Atto IV

Alim si risveglia nuovamente in Lahore all’ingresso del palazzo reale, dove la folla si sta raccogliendo per l’incoronazione di Scindia (“Promesse de mon avenir”) . Scindia entra, cercando di persuadere Sitâ a sposarlo, ma una visione vendicativa lo blocca. Alim appare agli astanti come un povero pazzo, ma Timour sostiene che si tratta di un visionario ispirato dalla divinità.

Atto V

Sitâ, costretta a sposarsi a forza con Scindia, ha cercato rifugio nel santuario di Indra . Alim viene ammesso nel santuario da Timour e i due amanti si incontrano nuovamente. Giunge Scindia e li minaccia entrambi e lì, dopo aver espresso la sua disperazione in un’aria-prototipo dei grandi monologhi delle eroine massenetiane (“J’ai fui la chambre nuptiale”), Sitâ si pugnala, provocando così anche la morte di Alim; a Scindia, ora pentito, non resta che piangerne la tragica fine.

  • APPROFONDIMENTO:

La gestazione dell’opera fu piuttosto laboriosa: Massenet iniziò la composizione senza alcun committente nel 1872, riutilizzando in parte titoli precedenti, come l’incompiuta La Coupe du roi de Thulé . Nel luglio 1876 il lavoro era terminato e, grazie agli auspici dell’editore Georges Hartmann, veniva sottoposto al giudizio del direttore dell’Opéra, Halanzier-Dufresnoy, in un’esecuzione pianistica dello stesso Massenet; l’opera venne accettata subito. Le prove cominciarono in ottobre, e il teatro parigino non lesinò gli sforzi (né lo sfarzo) per una adeguata realizzazione di questo nuovo grand-opéra esotico.

L’andamento della trama, per cui l’intero terzo atto si svolge nel paradiso degli indù, permise al compositore di inserire il conseguente corredo di danze orientali, voci celesti, scintillio di gioielli e veli: notevole è qui il valzer per saxofono solo, che causò non pochi problemi di ‘esportazione’ poiché difficilmente le orchestre ne erano allora dotate. Avendo ottenuto di potersi reincarnare in un mendicante e di vivere finché Sitâ resterà in vita,

Le Roi de Lahore rappresenta la prima incursione di Massenet nel territorio del grand-opéra , che non gli fu mai particolarmente congeniale, e segna anche il suo primo grande successo di pubblico, con 57 repliche nell’arco di due anni e una immediata diffusione internazionale. L’opera ebbe una particolare fortuna in Italia, dove venne rappresentata nel 1878 per interessamento di Giulio Ricordi: il suo successo valse a Massenet la commissione di Hérodiade da parte dell’editore. Per le rappresentazioni italiane Massenet inserì alcune varianti, tra cui una grande aria per Sitâ, ribattezzata Nair in questa versione (“Ma non tremar d’orror”). Oggi l’opera è quasi scomparsa dal repertorio, e la notorietà di Massenet è affidata a opere di stampo più intimistico. Più interessato all’introspezione psicologica dei personaggi e allo studio del sentimento amoroso, egli si destreggia con qualche imbarazzo nella magniloquenza e nella grandiosità tipiche del grand-opéra . Le Roi de Lahore è comunque un esempio più che dignitoso del genere, con tutti gli ingredienti necessari: l’esotismo, lo sfarzo delle scenografie, i grandiosi finali e le scene di massa, come quella del corteo di Scindia e della sua incoronazione nel quarto atto. (Dizionario dell’Opera)

  • ASCOLTI:

Promesse de mon avenir, Giuseppe Danise

J`ai fu la chambre, Joan Sutherland

 

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