Alzira

GIUSEPPE VERDI (1813-1901)

Alzira, Tragedia lirica in un prologo e due atti su libretto di Salvadore Cammarano, dalla tragedia Alzire, ou les Américains di Voltaire, commissionatagli dall’impresario Vincenzo Flauto, gestore del Teatro San Carlo di Napoli.

  • PERSONAGGI:

Alzira, figlia di Ataliba (soprano)

Alvaro, padre di Gusmano (basso)

Gusmano (baritono)

Ovando, Duca spagnolo (tenore)

Zamoro (tenore)

Ataliba (basso)

Zuma, sorella di Alzira (mezzosoprano)

Otumbo, guerriero americano (tenore)

Ufficiali e soldati spagnoli. Uomini e donne americane. (coro)

PRIMA RAPPRESENTAZIONE: Napoli, Teatro San Carlo, 12 agosto 1845.

  • LUOGO: Lima e altri luoghi del Paese.
  • EPOCA: verso la metà del XVI secolo.
  • DURATA: 1 ora e 30 minuti.
  • TRAMA:

Prologo (Il prigioniero) 

Zamoro è a capo di una tribù di Peruviani che si oppone all’oppressione spagnola, ed è invaghito della bella Alzira. Durante uno degli scontri Zamoro viene creduto morto, e i Peruviani catturano l’anziano governatore Alvaro per vendicarsi, ma Zamoro torna e libera il vecchio. Poi Otumbo dice a Zamoro che Alzira e il padre di lei Ataliba sono stati fatti prigionieri, e Zamoro decide che tenterà di liberarla.

 Atto I (Vita per vita) 

Intanto Gusmano, figlio dell’ormai troppo vecchio Alvaro, prende il comando delle truppe spagnole e stipula una pace con le tribù, chiedendo la mano di Alzira. La ragazza, ancora fedele all’amato e certa che egli non è morto, rifiuta, resistendo alle pressioni del padre Ataliba, a cui Gusmano ha imposto di cercare di convincerla. Zamoro riesce a introdursi presso gli spagnoli e può riabbracciare Alzira, ma viene sorpreso e fatto arrestare da Gusmano. Alvaro intercede per il guerriero che gli aveva salvato la vita, e Zamoro viene così liberato e può riunirsi alle sue truppe.

 Atto II (La vendetta d’un selvaggio)

Zamoro cade ancora prigioniero in un successivo scontro e viene condannato a morte. Alzira promette a Gusmano di concedersi se libererà l’amato. Zamoro però riesce a fuggire, travestendosi da soldato spagnolo; venuto a conoscenza dei preparativi per le nozze tra Gusmano e Alzira, ritorna al palazzo e riesce a pugnalare mortalmente l’odiato rivale. In punto di morte Gusmano si pente del male che ha fatto, dice a Zamoro che Alzira aveva accettato le nozze solo per salvare Zamoro stesso, benedice la coppia e infine spira ricevendo dal padre un’ultima benedizione.

  • APPROFONDIMENTO:

Commissionata nel 1844 da Vincenzo Flauto, impresario del San Carlo, Alzira fu terminata da Verdi solo il 10 luglio dell’anno successivo. La composizione di quest’opera e della successiva, Attila , furono infatti ostacolate come nessun’altra dalle precarie condizioni di salute del musicista. Ultimata la strumentazione il 30 dello stesso mese, Alzira andò in scena meno di due settimane dopo con una compagnia di artisti di prim’ordine: Eugenia Tadolini nel ruolo della protagonista, Gaetano Fraschini nei panni di Zamoro e Filippo Coletti in quelli di Gusmano. Nonostante ciò l’esito della ‘prima’ fu tiepido, anche per la comprensibile resistenza del pubblico del San Carlo ad accogliere, dopo Rossini e Donizetti, un altro musicista ‘straniero’ nel massimo teatro partenopeo. In seguito, a Roma e a Milano, l’opera fu ascoltata persino con ostilità tanto che Verdi, resosi conto che il destino della «sventurata Alzira» non sarebbe stato quello di Nabucco o di Ernani , finì per rassegnarsi alla sua congenita debolezza.

Sino ad alcuni decenni orsono si riservava a quest’opera un giudizio poco lusinghiero, relegandola tra la produzione minore dei cosiddetti ‘anni di galera’. Ma in realtà la sinfonia e il finale del primo atto non sfigurano accanto ad altri lavori coevi; il secondo atto non ha cadute di livello e possiede un finale che va annoverato tra gli esiti più alti conseguiti da Verdi sino ad allora. Il musicista aveva accettato volentieri di collaborare con Cammarano, probabilmente il librettista più abile e ricco d’esperienza del tempo, che era inoltre assai influente nell’ambiente napoletano; e il soggetto gli era congeniale (per di più, Cammarano aveva rappresentato Zamoro come un eroe esule e vittima dell’ingiusta sorte: tra Ernani e Manrico). Tuttavia, a dispetto del suo buon livello, il libretto di Alzira era strutturato in singole scene in sé conchiuse, prive di quell’unità e concisione drammatica così necessaria a Verdi. Questi, abituato a non indugiare più di tanto sui versi di Cammarano, non concesse adeguato spazio alle esigenze imposte dagli estesi pezzi chiusi previsti dal librettista e finì per comporre un’opera di insolita e frettolosa brevità, che lasciò sconcertato il pubblico napoletano, avvezzo alle liriche atmosfere del ‘bel canto’. Ciò contribuì non poco alla sua fredda accoglienza e alla sua scarsa fortuna. Presto lasciata in ombra da altri titoli verdiani, Alzira è stata riproposta al pubblico solo nel 1967 all’Opera di Roma, sotto la direzione di Bruno Bartoletti, con i ruoli dei protagonisti affidati a Gianfranco Cecchele e a Virginia Zeani. Da allora, l’opera ha goduto di ulteriori riprese ed è rientrata abbastanza spesso in repertorio.

  • EDIZIONI CELEBRI:
  1. Elisabeth Schwarzkopf (Alzira) – Rupert Glowitsch (Zamoro)- Alfred Hubner (Gusmano) – Deutsche Singgemeinschoff und Orchester des Reichssenders Berlin – Dir. Heinrich Steiner (1938)
  2. Virginia Zeani (Alzira) – Gianfranco Cecchele (Zamoro) – Cornell MacNeil (Gusmano) – Orchestra e coro del Teatro dell’Opera di Roma – Dir. Franco Capuana (1967 – Live)
  3. Ileana Cotrubaş (Alzira) – Francisco Araiza (Zamoro) – Renato Bruson (Gusmano) – Bavarian Radio Symphony Orchestra – Dir. Lamberto Gardelli (1982)
  4. BRANI CELEBRI:
  5. Sinfonia
  6. Cavatina Un Inca… eccesso orribile! (Zamoro) Francisco Araiza
  7. Cavatina Eterna la memoria (Gusmano) Renato Bruson
  8. Cavatina Da Gusman, su fragil barca (Alzira) Cristina Deutekom
  9. Duetto Chi fia? Qual mai cagion lo tragge?… (Alzira-Zamoro) Virginia Zeani – Gianfranco Cecchele
  10. Finale Teco sperai combattere (Zamoro, Gusmano, Alzira)
  11. Aria Irne lungi ancor dovrei  e cabaletta (Zamoro) Gianfranco Cecchele
  12. Aria È dolce la tromba che suona vittoria (Gusmano)
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