Pietro il Grande, Kzar di tutte le Russie, ossia il falegname di Livonia

GAETANO DONIZETTI:

Pietro il Grande Kzar di tutte le Russie, ossia il falegname di Livonia, Melodramma burlesco in due atti su libretto di Gherardo Bevilacqua Aldobrandini, tratto dalla commedia di Alexandre Duvale Le menuisier de Livonie, ou Les illustres voyageur (Parigi 1805).

  • PERSONAGGI:

PIETRO IL GRANDE, Kzar delle Russie [Basso cantante]

CATERINA, Imperatrice sua Consorte [Soprano]Pietro il Grande

MADAMA FRITZ, Locandiera [Soprano]

ANNETTA MAZEPA, Orfanella [Soprano]

CARLO SCAVRONSKI, Falegname [Tenore]

SER CUCCUPIS, Magistrato [Basso comico]

Prima rappresentazione: Venezia, Teatro San Samuele, 26 dicembre 1819.

  • LUOGO: La scena si finge in un ricco e popolato borgo della Livonia.
  • TRAMA:

ATTO I

A destra sortono vari rustici con archi e frecce disponendosi per la caccia, predominante gusto di quegli abitanti. Carlo sta lavorando al suo banco da falegname. In un ricco villaggio di Livonia, l’attuale Lettonia, vive il falegname Carlo Scavronsky, innamorato di Annetta. Carlo litiga con l’usuraio Firman, per una collana di Annetta che ha dato in pegno. Intervengono a pacificarli due stranieri, in realtà lo zar Pietro e la moglie Caterina, sulle tracce del fratello di lei, scomparso da bambino. Lo zar interroga Carlo, che non sa dare spiegazioni convincenti sulla sua famiglia e la sua origine e perciò è condotto dal magistrato Ser Cuccupis, personaggio arrogante e corrotto, somigliante, per vocalità, al Don Magnifico rossiniano. L’ostessa Madama Fritz rivela un foglio trovato indosso a Carlo, quando era bambino. Egli è figlio di Carlo Scavronsky, gentiluomo di Lituania, morto al servizio della Svezia. Egli aveva una sorella che dicesi perita nel saccheggio di Mariemburgo: ma si vuole fosse alla corte dello zar in Pietroburgo. Caterina si abbandona pallida su una sedia, tra lo stupore generale.

ATTO II

Appartamento dal magistrato. La notte è avanzata. Madama Fritz si presenta al magistrato e seducendolo tenta di liberare il prigioniero, ma lo zar ha già riconosciuto in Carlo il fratello della zarina. Lo zar ordina di liberarlo, acconsentendo alle nozze tra Carlo ed Annetta, perdonando, nel tripudio di tutti, la cospirazione ed il tradimento del padre di Annetta.

  • APPROFONDIMENTO:

L’ultima opera dell’esordio veneziano è Pietro il Grande, Kzar di tutte le Russie che porta il titolo de Il falegname di Livonia – opera buffa in due atti – andato in scena ancora al Teatro San Samuele il 26 dicembre 1819. Il soggetto è tratto dalla commedia di Alexandre Duvale Le menuisier de Livonie, ou Les illustres voyageur (Parigi 1805) che la compagnia comica Vestri-Venier stava rappresentando con successo sulle scene veneziane proprio in quei giorni.

L’argomento peraltro, nell’aprile di quello stesso 1819, era approdato alla Scala di Milano con le musiche di Giovanni Pacini su libretto di Felice Romani, riscuotendo uno strepitoso successo.

Il libretto donizettiano porta invece la firma del marchese bolognese Gherardo Bevilacqua Aldobrandini, un aristocratico che spacciava per libretti propri banalissimi adattamenti di lavori altrui, o nella migliore delle ipotesi si affiancava ad altri “poeti”.

Si suppone che il compositore, accettando la collaborazione del librettista, abbia in un certo senso pagato un pedaggio alla potente famiglia bolognese che risultava essere uno dei maggiori sponsor del Liceo. Non diversamente forse si sarà comportato Rossini a cui il Bevilacqua Aldobrandini fornì l’accomodamento de Il califfo di Bagdad del Romani per l’Adina (1817), la collaborazione per l’Eduardo e Cristina (1819) insieme con Tottola e Schmidt e la scrittura di un nuovo trio per la Semiramide (1823) di Gaetano Rossi.
Anche in questa occasione il lavoro del nobile “poeta” si limitò al riadattamento del libretto confezionato dal Romani per Pacini. Di suo vi aggiunse uno strano quanto inutile (visto l’argomento) sermone dell'”Opera” all’indirizzo del “Romanticismo” in cui, fra l’altro, vi si afferma “Non occuparti di leggermi con attenzione; ma piuttosto contentati di sentirmi in Teatro dove forse i pregi della Musica, e di chi la eseguisce, potranno vestirmi di non spiacevoli qualità, e di rendermi meno indegno del tuo compatimento”. L’invito finale è: “Devi dunque, o Romanticismo, adattarti generosamente a quanto ti si offre, senza pretese di gloria, ma a solo oggetto di divertimento”.
Non sappiamo quanto Donizetti condividesse tali ragionamenti.
Da autentico musicista che iniziava a muoversi nell’insidioso ambiente del teatro d’opera il suo problema era di esclusiva natura musicale, ed egli lo poneva e risolveva componendo con l’attenzione rivolta al materiale canoro a disposizione e al gusto del pubblico.
Di certo non fu l’esortazione del librettista ad influire sul gradimento del pubblico del San Samuele che decretò al Falegname di Livonia il primo successo del giovane operista bergamasco.
Fu semmai la scelta di giocare tutte le sue carte sulle straordinarie qualità vocali del celebre tenore rossiniano Giovanni Battista Verger, interprete del personaggio di Carlo sulla cui sagomatura eroica Donizetti dispiegò tutto il disegno drammaturgico dell’opera.
Ma se la presenza di Verge basta a spiegarci il successo veneziano, non è però sufficiente a darci la ragione della posteriore notevole fortuna della partitura che anche il titolo Il falegname di Livonia (in concorrenza l’omonimo lavoro del Pacini) tenne in cartellone per qualche anno nei teatri di Verona , Padova e Bologna, dove nel 1823  al Teatro Comunale perse la denominazione di “opera buffa” per acquisire quella di “melodramma burlesco”.
Certamente il lavoro contribuì a far conoscere il giovane Donizetti, ma, come osserva il Barblan, soprattutto “laddove il canto si fa più disteso e le parole accennano ai sentimenti umani, ecco che la melodia diventa patetica e struggente”, colorandosi di quel caratteristico timbro di nostalgica malinconia, divenne primissima espressione di ciò che negli anni a venire andrà a definire la poetica donizettiana in piena sintonia con le urgenze del Romanticismo.
  •  ASCOLTO:

Opera completa

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