Mireille

mireille gounodCHARLES FRANÇOIS GOUNOD:

Mireille, Opera in cinque atti su libretto di Michel Carré, dal poema Miréio di Fréderic Mistral.

  • PERSONAGGI:
Mireille
Soprano
Vincent, il suo amante
Tenore
Ourrias, un mandriano
Baritono
Maître Ramon, padre di Mireille
Basso
Taven, un’anziana signora
Mezzosoprano
Vincenette, sorella di Vincent
Soprano
Andreloun, un pastore
Mezzosoprano
Maître Ambroise, padre di Vincent
Basso
Clémence
Soprano
Le Passeur
Basso
  • LUOGO: Arles e dintorni
  • EPOCA: metà del XIX secolo
  • DURATA: 2 ore e 50 min.

PRIMA RAPPRESENTAZIONE: Parigi, Théâtre Lyrique, 19 marzo 1864.

  • TRAMA:

Stuzzicata dalle amiche, Mireille ammette con candore il proprio affetto per Vincent. A nulla valgono gli ammonimenti della vecchia maga Taven sui pericoli dell’amore; le giovani si abbandonano a canti spensierati. Giunge Vincent, che dichiara a Mireille il suo profondo sentimento; i due si promettono, qualora la sventura li dovesse separare, di ritrovarsi presso la chiesa di Ste-Marie. Durante una festa paesana Mireille e Vincent intonano lachanson de Magalie si rinnovano la promessa di reciproco amore. A turbare la serenità del loro idillio è Ourrias, ricco pretendente della ragazza che può contare sul consenso del padre di lei, maître Ramon. Mireille difende disperatamente il proprio sentimento ma Ramon è inflessibile: Vincent non fa per lei, sposi chi le è destinato. Ourrias si reca alla Val d’Enfer per incontrare Taven; spera di ottenere una pozione che faccia innamorare Mireille. Giunge anche Vincent, disperato di dover perdere l’amata e anch’egli in cerca dell’aiuto della maga; Ourrias affronta il rivale, lo ferisce a tradimento e fugge. Il giovane è soccorso da Taven, che maledice l’aggressore. Ourrias, perseguitato dal rimorso, giunge nei pressi del Rodano, dove si agitano gli spiriti delle suicide per amore. Volendo passare all’altra riva, chiede aiuto a un sinistro traghettatore la cui imbarcazione sprofonda tra i flutti. Nella fattoria di Ramon si festeggia Saint Jean; il canto di un giovane pastore rattrista Mireille, che ne invidia la vita libera e serena. Sopraggiunge Vincenette, la sorella minore di Vincent che le racconta come il fratello sia stato ferito da Ourrias. Davanti all’agitazione di Mireille tenta di calmarla: non c’è da preoccuparsi, Taven lo ha curato e si ristabilirà presto. Le parole della giovane non tranquilizzano Mireille, che ha cattivi presagi e decide di partire alla volta della chiesa di Ste-Marie. Mentre sta attraversando il deserto della Crau, stremata dal sole battente, Mireille è preda di miraggi e svenimenti ma, spinta dall’amore, prosegue la sua marcia disperata. Quando giunge alla chiesa trova Vincent e suo padre che, pentito, le promette la mano dell’amato. È tardi: mentre una voce dall’alto la chiama in cielo, ella spira tra le braccia dei suoi cari.

  • APPROFONDIMENTO:

Vittima di un destino singolare, Gounod vide spesso le sue opere risorgere trionfalmente dalle ceneri di debutti infelici. Non fa eccezione Mireille, uno dei suoi titoli più diffusi e celebrati. Alla ‘prima’ parigina molte cose non andarono per il verso giusto: il pubblico reagì male alla tragica conclusione di un’opera che sembrava promettere dopo la gaia spensieratezza dell’inizio un gradevole lieto fine; risate incontenibili accolsero il quadro demoniaco del Rodano, pessimamente realizzato. La critica sentenziò parlando di wagnerismo, fiacchezza e mancanza di colore locale. Eppure Gounod credeva moltissimo nella sua nuova creatura: il poema ispiratore, col suo recupero del provenzale e l’idillio amoroso, fuso con elementi leggendari e soprannaturali, era quanto di meglio potesse accendere la sua fantasia. Preso da quell’entusiasmo febbrile che lo possedeva durante la composizione delle sue opere migliori, Gounod era stato ospite di Mistral, in Provenza, per due mesi, onde meglio cogliere le suggestioni ambientali. Quanto al libretto di Carré, pur risultando irrimediabilmente perduta l’arcana e malinconica dolcezza della lingua ‘riscoperta’ di Mistral, era in ogni caso un testo dignitoso, fedele e funzionale.

Considerata unanimemente come uno dei vertici dell’arte di Gounod, insieme con Faust e Roméo et Juliette, Mireille condivide con gran parte della sua produzione teatrale una storia travagliata di successivi rifacimenti. Il primo dei quali per una ripresa al Théâtre Lyrique di Parigi, il 15 dicembre 1864, appena sei mesi dopo il debutto. Radicali i cambiamenti: riduzione degli atti da cinque a tre, soppresso l’atto soprannaturale, abbreviato il quarto atto, aggiunta nel primo la virtuosistica “O légère hirondelle” valse ariette di Mireille e, soprattutto, modificata la conclusione con un edificante lieto fine a base di protagonista risanata e matrimonio successivo. Due riprese si ebbero all’Opéra-Comique, e due nuove versioni: in cinque atti nel 1874, in tre atti nel 1889 (non autorizzata dall’autore). Dopo la morte di Gounod altre due versioni in cinque atti, sempre all’Opéra-Comique, nel 1901 e nel ’39. Quest’ultima, riveduta da Reynaldo Hahn e Henri Busser, ritorna alla redazione originale con l’aggiunta di alcuni recitativi lasciati manoscritti dal compositore, ed è quella rimasta in repertorio. Opera di sorprendente ricchezza e continuità inventiva, Mireille esibisce le qualità migliori di Gounod: vena melodica straripante, armonizzazione raffinata, chiarezza formale, sapiente scrittura vocale e, per ogni dove, uno charme vago e irresistibile. Difficile segnalare le pagine più significative di un’opera che di momenti notevoli è ricca a ogni passo e che spesso conosce l’incanto di piccole, preziose accensioni. In una rapida rassegna non si potranno tacere le arie della protagonista (“Mon coeur ne peut changer” e “Voici la vaste plaine”), vale a dire la grande scena del deserto della Crau. Due momenti di così travolgente intensità da temere ben pochi confronti nell’ambito del melodramma ottocentesco. Né si deve dimenticare la disarmante malinconia della preghiera al padre (“Hélas, a vos pieds me voilà”), cantata da Mireille nel finale secondo, o ancora la popolareggiante chanson de Magali intonata in duo con Vincent durante la festa. Vincent, dal canto suo, è gratificato di un’aria splendida per purezza melodica e nobiltà di linea: è la celebre “Anges du paradis”, toccante invocazione al cielo affinché protegga Mireille. A Ourrias sono riservati i tratti un poco convenzionali del vilain, ma notevole è quantomeno la scena (“Ah, qu’ai je fait”) che descrive il suo fugace pentimento dopo il ferimento del rivale. Così come rapinoso, nella sua atmosfera sinistra, è il seguito con gli interventi corali delle suicide per amore e il fatale incontro con il traghettatore diabolico: scena tra le eminenti del sovrannaturale operistico ottocentesco. Ancora un accenno merita la maliziosachansondi Taven “Voici la saison” dai tratti garbatamente arcaici e per i cori “Chantez, chantez, Magnanarelles” e “La Farandole”, ricchi di un allure tipicamente gounodiano. Singolare notare che tra i brani dell’opera, il maggior successo sia arriso a “O légère hirondelle”, aggiunta, come s’è visto, per la ripresa al Théâtre Lyrique del dicembre 1864; un brano grazioso, ma un poco fatuo e superficiale. Rimasta più o meno stabilmente in repertorio (soprattutto in Francia, a onor del vero),Mireille sta attraversando un periodo di relativa eclissi cui non dev’essere estranea la difficoltà nel reperire un’interprete adeguata per la parte della protagonista, ruolo tra i più impervi e faticosi dell’Ottocento operistico.

  • ASCOLTI

Opera completa (Esposito, Vanzo, Bacquier; dir. Gressier)

O lègére hirondelle (Mado Robin)

Anges du Paradis (Nicolai Gedda)

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