Jussi Björling

Johan Jonatan Björling,

detto Jussi, era figlio di una pianista professionista e di un tenore di buona levatura (cantò al Metropolitan), che era anche un bravo maestro di canto (scrisse un libro sulla tecnica vocale). Il padre, Jussi e due fratelli formarono il Björling Male Quartet, che dal 1916 al 1926 compì parecchie tournée in Svezia e negli Stati Uniti d’America.

Dopo la morte del genitore nel 1926, Bjorling studiò a Stoccolma, all’Accademia Reale di Musica, debuttando quattro anni dopo all’Opera Reale di Stoccolma nel ruolo del Lampionaio della Manon Lescaut. In pochissimo tempo aggiunse al repertorio Don Ottavio in Don Giovanni, il conte di Almaviva ne Il barbiere di Siviglia e Arnoldo in Guglielmo Tell, oltre ad affrontare poi progressivamente tutti i più importanti ruoli di genere lirico e lirico-spinto dell’operistica italiana e francese.

Ci vollero pochi anni per conquistare l’Europa: da ricordare in particolare le apparizioni a Vienna (Aida con la direzione di Victor De Sabata nel 1936, Faust e Pagliacci nel 37), Salisburgo (Don Giovanni), Lucerna (Messa di requiem di Verdi con la direzione di Arturo Toscanini nel 1939), Royal Opera House di Londra (Il trovatore nel 1939 diretto da Vittorio Gui), oltre a presenze a Praga, Berlino, Copenaghen.

Nel 1937 approdò negli Stati Uniti debuttando in un concerto alla Carnegie Hall e poi a Chicago nel Rigoletto, cui seguì nel 1938 il debutto al Metropolitan ne La bohème. Aveva solo 26 anni e un ampio repertorio: dei 55 ruoli che avrebbe ricoperto, 53 erano stati già cantati sul palcoscenico. Per venti stagioni (con la sola interruzione della guerra e degli anni 1954 e 58) fu una delle stelle più amate del Metropolitan; si citano, fra i tanti, alcuni spettacoli inaugurali: Un ballo in maschera nel 1940, Don Carlo nel 1950 (primo dell’era Bing), Faust nel 1953.

Fu presente anche in alcuni altri primari teatri statunitensi, come San Francisco, Chicago, New Orleans, mentre, con l’eccezione, pressoché ogni anno, della Svezia, ritornò solo sporadicamente nei paesi europei, tra cui l’Italia: nel 1943 fu a Firenze nel Trovatore, nel 1946 e 51 a Milano (Rigoletto al Palazzo dello sport e Un ballo in maschera alla Scala, rispettivamente) e nel 1960 (anno della scomparsa), dopo oltre vent’anni, alla Royal Opera House di Londra in Bohème (dove cantò nonostante una crisi cardiaca l’avesse costretto a interrompere la prova generale).

La sua carriera e vita vennero guastate dall’alcolismo, che peggiorò un quadro clinico già gravato da problemi cardiaci e depressione. Morì all’improvviso per attacco cardiaco all’età di 49 anni.

CURIOSITÀ: E’ poco noto che Bjorling cantò in un’unica occasione con Maria Callas in due recite del Trovatore alla Lyric Opera di Chicago nel 1955, di cui purtroppo non è rimasto alcun documento sonoro; del cast facevano parte anche Ettore Bastianini ed Ebe Stignani.

 http://www.youtube.com/watch?v=46vuwLxRU7I

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Beniamino Gigli

BENIAMINO GIGLI:

Nato, ultimo di sei figli, da Domenico, calzolaio e campanaro del Duomo, ed Ester Magnaterra, mostrò sin da piccolissimo grandi attitudini per il canto, venendo accolto a soli sette anni nel Coro Pueri Cantores della Cattedrale di Recanati. La povertà della famiglia lo costrinse a duri sacrifici, ma, tra un’occupazione e l’altra, riuscì a prendere lezioni di canto dal maestro Quirino Lazzarini, organista e direttore del coro della Santa Casa di Loreto. A quindici anni, mostrando voce di contralto, fu scelto a Macerata come protagonista, in vesti femminili, dell’operetta La fuga di Angelica di Alessandro Billi, alla quale seguirono altre buone prove del genere, che convinsero la famiglia a favorirne il trasferimento a Roma nell’autunno del 1907. Dopo una breve parentesi di alcuni mesi di servizio militare in occasione della guerra di Libia del 1912, vinse una borsa di studio e si poté iscrivere finalmente al Conservatorio Santa Cecilia, studiando sotto la guida di Enrico Rosati.

Benché agli allievi fosse vietato esibirsi ufficialmente, apparve con lo pseudonimo di Mino Rosai in numerosi salotti romani, riuscendo a guadagnare la rispettabile somma di trecento lire. Il 24 aprile 1914 cantò con il proprio nome alla sala dell’Accademia di Santa Cecilia nella fiaba musicale La principessa dai capelli d’oro di Alessandro Bustini ed il 10 giugno seguente fu ammesso al saggio finale del conservatorio. Il debutto teatrale, dopo aver vinto un altro concorso di canto a Parma, avvenne al Teatro Sociale di Rovigo la sera del 14 ottobre dello stesso anno nella Gioconda di Amilcare Ponchielli. Da lì la carriera fu tutta in ascesa, portandolo a interpretare pressoché tutti i principali ruoli tenorili.

Nel 1917 iniziarono le scritture all’estero e nella primavera del 1918 debuttò al Lirico di Milano con la Lodoletta di Pietro Mascagni. Il 19 novembre dello stesso anno esordì alla Scala nel ruolo di Faust nel Mefistofele di Arrigo Boito, sotto la direzione di Arturo Toscanini, attirando l’attenzione dei maggiori impresari d’Europa e d’America. Il 26 novembre 1920 fece l’ingresso al Metropolitan di New York, di nuovo con Mefistofele; fu un successo e il direttore del teatro gli prolungò la scrittura, prima per altri due mesi poi per quattro anni. Fu regolarmente presente al Met per oltre un decennio e il successo statunitense, che si estese a molte altre città, fu favorito sia dall’apprezzamento importante della comunità italiana che dalla dichiarazione perentoria di Enrico Caruso, che vide in lui il proprio successore. Il 2 agosto 1921 Caruso morì e la stagione del Metropolitan, da lui inaugurata per diciotto anni, lo fu quell’anno da Gigli con La traviata di Giuseppe Verdi. Altro importante debutto fu il 27 maggio 1930 al Covent Garden di Londra. Nel 1932 la collaborazione con il Metropolitan si interruppe in seguito alla riduzione dei compensi dovuta alla grande crisi economica americana (vi farà ritorno solo nel 1939 con Aida), e Gigli tornò in Italia cantando per la prima volta al Teatro dell’Opera di Roma, al quale dedicò gran parte dell’attività successiva. Fu presente inoltre, fino allo scoppio della guerra, nelle altre principali città europee (di particolare rilevanza l’esordio in Aida a Vienna con la direzione di Victor De Sabata nel 1936) e in Sudamerica. In seguito, con l’avvento del sonoro, approdò anche al cinema, girando una serie continuativa di sedici film dal 1935 al 1950, malgrado gli evidenti limiti di una fotogenia non proprio ideale e di una recitazione alquanto convenzionale. Dopo la liberazione si ritirò temporaneamente dalle scene, ritornandovi nel 1946, ancora in grado d’entusiasmare il pubblico nonostante l’età non più verde. Fu poi costretto per motivi di salute (era affetto da diabete) ad interrompere dapprima le produzioni teatrali e poi i concerti, l’ultimo dei quali, a livello ufficiale, fu alla Carnegie Hall di New York il 20 aprile 1955. Nelle ultime tournée venne a volte accompagnato dalla figlia Rina, che al suo fianco aveva avuto un notevole successo al Teatro Regio di Parma nel 1943 in Traviata. Fu accompagnato nella carriera, fin dagli esordi, dal suo agente e segretario particolare Amedeo Grossi, che con la moglie Barbara curò anche un monumentale archivio. oggi custodito presso il Museo Gigli di Recanati. Venne di frequente paragonato a Enrico Caruso, e alla definizione talvolta datagli di “Caruso Secondo” soleva rispondere di preferire quella di “Gigli Primo”.

LA VOCE: Non v’è dubbio che la voce di Gigli vada considerata una delle più belle, non solo di tenore, del secolo scorso: omogenea, dal raro timbro che univa smalto e morbidezza, musicalissima, non amplissima ma eccezionalmente dotata di armonici naturali, a tutt’oggi inconfondibile anche al primo ascolto di uno dei numerosissimi dischi lasciati dall’artista. Alle doti naturali seppe unire una tecnica agguerrita, in particolare nell’emissione “mista” del falsettone, nella quale rimane tuttora probabilmente insuperato. Sul piano interpretativo, pur risentendo, come quasi inevitabile, del gusto veristicheggiante prevalente al tempo (a cui aggiunse una caratteristica nota di emotività esteriore), che risulta in diversi casi incompatibile con il gusto moderno, profuse una costante tensione drammatica, senza mai mostrare freddezza o indulgere alla routine.

Esordì come tenore lirico e di grazia di gusto ottocentesco, con qualche difficoltà nel completo dominio degli acuti a voce piena (è noto che nelle recite di esordio ne La Gioconda evitò per alcune serate il si bemolle di tradizione alla fine del brano più celebre, deludendo in parte il pubblico), divenendo rapidamente il più noto esecutore del repertorio donizettiano fino al secondo dopoguerra, con memorabili prove, tra le altre, ne L’elisir d’amore e Lucia di Lammermoor. Si distinse poi nel repertorio verdiano di stampo lirico, decisamente consono alla sua vocalità (La traviata, Rigoletto, Un ballo in maschera), oltre che nel repertorio francese (eseguito a quei tempi in italiano), in cui spiccano Faust e Manon. Non va dimenticato inoltre il Puccini di Bohème, Tosca e, più avanti in carriera, Manon Lescaut.

Affrontò nella seconda parte della carriera anche la parti verdiane vocalmente più onerose di Aida, Il trovatore, La forza del destino, dando risalto soprattutto agli aspetti amorosi ed elegiaci, che pure sono presenti in tali ruoli. Fu poi eccellente interprete del verismo, in gran voga all’epoca, distinguendosi in particolare in Andrea Chenier, Pagliacci e Cavalleria rusticana, incisa sotto la bacchetta dello stesso Mascagni.

La sua fama planetaria è anche dovuta alle innumerevoli canzoni e romanze da salotto, interpretate frequentemente nei film, tra le quali vanno ricordate quantomeno le celeberrime Non ti scordar di me (1935) e Mamma (1940).

APPROFONDIMENTO:

“Pensa di cantare con l’interesse e non con il tuo capitale” e allora io mi sono permesso di chiedere una spiegazione più dettagliata. Lui mi spiego in poche parole che l’interesse sarebbe; la tecnica, l’intelligenza, la musicalità e la facoltà di sapersi risparmiare per poter cantare professionalmente e per poter fare anche una carriera duratura, mentre il capitale sarebbe la propria salute in genere e specialmente quella delle corde vocali, e bisogna saper usare bene la giusta tecnica di emissione assieme alla respirazione diaframmatica, cantando sul fiato e sulla parola, appoggiando in maschera senza usare ne suoni gutturali e nasali. Diceva Enrico Caruso: “Chi sà ben respirare, sà cantare sul fiato“. Questi esempi e consigli mi sono serviti come una delle migliore lezioni che ho ricevuto durante la mia modestissima e umile carriera. A parte alcuni maestri di canto che ho conosciuto, il mio modello preferito è stato sempre Beniamino Gigli e fino ad oggi ascolto sempre le sue registrazioni e vedo sempre i suoi film. In un’altra occasione io Le chiesi: “Maestro, come fà ad emettere i suoi acuti così facile, belli e morbidi, con dei suoni così dolci e gentili ?” E lui mi rispose: “Prima di emettere un acuto, non pensare allo sforzo per fare l’acuto ma pensa ad imitare il suono di un Violoncello, come colore di suono rotondo e vellutato, questo vale per il Tenore, mentre per il Soprano il suono dovrebbe somigliare al Flauto, per il Baritono al Basso e per il Basso al Contrabbasso“. (Racconto di Michelangelo Verso)

Franco Corelli

FRANCO CORELLI:

Ogni tanto capita che io debba scrivere qualcosa che riguarda la mia persona. Ma è veramente imbarazzante, e per due ragioni: perchè mi sembra di mettermi in vetrina e perchè il mio mestiere non è quello di tenere la penna in mano. Ma un cantante lirico deve almeno una volta aprire il sipario sulla scena della sua vita per presentarla non tanto al “suo” pubblico, ma a quello che lo vuole divo per forza.
Chiudete gli occhi e immaginatemi per un momento nelle vesti di Otello o del trovatore 0 di Don Josè. Immaginate per un attimo di senture la mia voce, che canta, pensate insomma a Corelli tenore.
Ebbene, Corelli tenore nacque per ischerzo, poco più di dieci anni fa. A me piaceva studiare, infatti per questo conseguii prima il diploma di geometra , poi quello di macchinista navale e successivamente la maturità scientifica. Sognavo di diventare ingegnere. Ero iscritto da poco al l’Università quando colleghi, amici di famiglia che mi avevano sentito canticchiare, iniziarono a insinuarmi vaghi desideri di palcoscenici, di costumi scintillanti, di platee plaudenti, iniziando cosi un sottile e costante lavoro di persuasione.
Mi ci buttai cosi nel canto, sportivamente, con l’entusiasmo dell’atleta che si allena per vincere una competizione, pur sapendo di poterne uscire sconfitto. Il ’50 e il ‘5I furono anni di continue prove. La voce c’era, e come! Ma non voleva venir fuori. La mia gola era come una miniera d’oro, dove la ricerca del filone del metallo prezioso pare quasi impossibile. Ma a poco più di vent’anni non ci si puo arrendere, non si possono e non si devono voltare le spalle agli ostacoli non mi arresi: il concorso di Spoleto, che viene bandito dal Centro Sperimentale e che segno, nel I952, il mio esordio in palcoscenico con la “Carmen”, decreto il mio primo, se pur modesto trionfo.
E Don Josè, il focoso, appassionate, drammatico personaggio della “Carmen”, divenne il mio preferito, il mio cavallo di battaglia, il personaggio che ho interpretato il maggior numero di volte e al quale amo paragonarmi. Si, perchè come Don Josè sono appassionato e romantico. Perchè sono un uomo vivo. Vedo indici accusatori puntati contro di me. Sento voci incalzanti che mi gridano: “Presuntuoso! Presuntuoso! Presuntuoso! Ebbene, sono un presuntuoso, se per presunzione intandiamo il desiderio, l’ambizione di riuscire, di dare il meglio di noi stessi. Ed io vivo, studio, mi preparo, soffro, per dare il meglio di me stesso.
Ma voi, vi siete mai chiesti quale sia la giornata di un cantante, lirico s’intende?
Tutto a cronometro, tutto all’ora X. E sempre prove e ricerca del meglio. Mai niente fuori orario, niente che non sia stato stabilito nel decalogo della cose possibili. Nemmeno una risata a piena gola! A proposito di risate, mi viene a mente quanto mi accadde a Genova, alcuni anni orsono. Mi stavo preparando a interpretare,anche allora, il Trovatore. Giorni e giorni di prove e vocalizzi a non finire. Mi ci voleva qualcosa che mi facesse dimenticare, magari per sole due ore, riflettori e palcoscenico, che mi facesse dimenticare anche quel Corelli tenore, che in quel momento mi pesava maledettamente sulle spalle. Ci voleva un film. Un comico. Con Jarry Louis. Solo cosi si poteva operare il miracolo. E Jarry Louis,  con quella sua mimica che ad altri parrà anche scema, il miracolo lo compi. E completamente: la sera, alla prova, neppure un filino di voce: se l’eran presa tutta le risate, incontenibile, travolgenti, ininterrotte.
Dura vita quella dell’artista del l’irico! Neanche ridere in pace. Qualche volta mi pare di appartenere a qualche ordine monastico: “Fratello, ricordati qui; fratello, ricordati li ”
Eh! Si la gloria ha un suo prezzo, un prezzo che più d’ogni altro. per un colpo di tosse, per uno spiffero d’aria, è soggetto alle più pericolose oscillazioni.
E Franco Corelli, la voce, con l’aiuto del Signore, se la vuol conservare. Per molti anni ancora.
Se trentatre sono le opere che sino ad ora ho interpretato ve ne sono almeno altre dieci che attendo di portare sulla scena. Opere come “L’Africana”, “il Profeta”, “L’Ebrea”, “Lo Schiavo”,opere stupende che da tempo immemorabile non sono più state presentare. E per mancanza di interpreti.
Non è facile allestire uno spettacolo quando nel cast chi vale è uno solo, 0 una sola. Il trionfo deI singolo non è che uno dei tanti episodi nella storia del teatro. Il vero trionfo, quello che rimane, è determinato dal successo che la cricita, che il pubblico conferiscono all’insieme. E avere partners di uguali forze e anche superiori, giova a quello spirito di emulasione che anima qualsiasi competizione. Non per niente “Poliuto”, presentato alla Scala lo scorso anno, è stata forse, per me l’opera più centrata come interpretazione. Avevo, si, studiato, e moltissimo; avevo, sì, capito il personaggio; ero entrato, sì, nel personaggio, ma cantavo con Maria Callas!
Il pubblico era quelle di Milano, quelle stesso pubblico che fra poco, fra nemmeno un’ora, dovro affrontare.
Sono terribilmente emozionato. Questa notte i miei occhi sono rimasti spalancati. Come lo studentello che si appresta al suo primo incontro d’amore, il mio cuore, il cuore di Franco Corelli, non conta più i suoi battiti. Sono sempre più celeri, più incalzanti:ogni volta è sempre come la prima volta quando ragazzo di ventitre anni, a Spoleto, mi accingevo a raccogliere i primi applausi. Non è facile comprendere le emozioni, i sentimenti,”le ansie di un artista, specie se l’artista ha un nome, specie se l’artista, primo, nella storia del teatro lirico, inaugura contemporaneamente i due maggiori teatri del mondo, il Metropolitan e la Scala. Ma soprattutto se l’artista è Franco Corelli, che l’entusiasta e generoso popolo americano ha definito il nuovo Caruso.
Il nuovo Caruso. Appellativo eccessivo e immeritato, che mi fà sorridere di soddisfazione, ma che mi terrorizza sento la voce del pubblico che comincia a inoltrarsi nei palchi, nella platea; il pubblico meraviglioso della Scala, che attende la sua, la mia grande serata, che da me si attende tutto,l’impossibile. Ed io,Corelli, non devo, non posso deluderlo; non esiste infatti maggior trionfo di quelle che puo offrira la patria.”

FRANCO CORELLI

Biografia: Nacque da una famiglia di cantanti lirici: il nonno Augusto Corelli fu tenore di buon livello e due zii paterni furono tenori coristi. Dapprima incerto sulla scelta di tentare una carriera professionale nella lirica, anche perché osteggiato dalla famiglia, dopo una prima infelice esperienza presso il “Conservatorio Musicale Rossini” di Pesaro conseguì il diploma di geometra e nell’immediato dopoguerra si impiegò per alcuni anni presso il comune di Ancona, proseguendo sporadicamente gli studi di canto. Seguendo poi l’esempio del fratello, che studiava come baritono, e con l’aiuto dell’amico Carlo Federico Scaravelli, che rimase un costante punto di riferimento per tutta la sua carriera, giunse al noto maestro Arturo Melocchi di Pesaro, i cui insegnamenti riconoscerà determinanti.

Grazie a una voce di rara ampiezza ed estensione, nel 1950 fu ammesso a un corso di perfezionamento presso il Teatro Comunale di Firenze; l’anno successivo vinse il concorso del Teatro lirico sperimentale di Spoleto e debuttò il 26 agosto 1951 nella Carmen di Bizet, manifestando già dall’inizio della carriera la prevalente vocazione ai ruoli di genere lirico-spinto e drammatico. Seguì, nello stesso anno, il debutto come Radames al Teatro dell’Opera di Roma (accanto a Maria Caniglia), nel quale apparirà regolarmente fino al 1958. Cantò nei due anni successivi in vari teatri italiani, anche di provincia, fino all’incontro con Maria Callas per un’edizione di Norma a Trieste nel 1953.

Proprio accanto a Maria Callas esordì nel 1954 alla Scala di Milano ne La Vestale di Gaspare Spontini. Nel teatro milanese apparve, nel decennio successivo, in molteplici rappresentazioni: La fanciulla del West e Turandot di Giacomo Puccini, Fedora e Andrea Chénier di Umberto Giordano, Giulio Cesare ed Eracle di Georg Friedrich Haendel, Aida, Ernani, Il trovatore e La battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi, Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, Il pirata di Vincenzo Bellini, Carmen di Georges Bizet, Poliuto di Gaetano Donizetti, Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Nel 1962 inoltre contribuì in modo determinate a riportare alla luce Gli Ugonotti di Giacomo Meyerbeer, in una storica edizione diretta da Gianandrea Gavazzeni.
Continuò nel frattempo gli studi di perfezionamento vocale, condotti sotto la guida del collega ed amico Giacomo Lauri Volpi.

Il 27 gennaio 1961 debuttò al Teatro Metropolitan di New York nel ruolo di Manrico de Il trovatore (al fianco di un’altra debuttante d’eccezione: Leontyne Price), dando inizio a una carriera americana lunga e proficua. Al Metropolitan rimase per sedici stagioni consecutive, cantando le opere del grande repertorio: Don Carlo, Aida, La forza del destino, Ernani di Verdi, Turandot, Tosca, La fanciulla del West, La bohème di Puccini, Andrea Chénier, Cavalleria rusticana, Pagliacci, Adriana Lecouvreur del repertorio verista. Apparve inoltre ne La Gioconda, Romeo e Giulietta, Werther, Lucia di Lammermoor.

Fu presente anche negli altri più importanti teatri italiani (Firenze, Verona, Napoli ecc.), europei (Vienna, Londra, Berlino, Barcellona, Lisbona) e statunitensi (San Francisco, Chicago, Filadelfia). Dotato di innegabile fascino e grande presenza scenica, partecipò a diversi film-opera realizzati della RAI negli anni sessanta e settanta, sia in studio che da riprese teatrali.

L’ultima recita fu nel 1976 ne La bohème a Torre del Lago e l’addio definitivo al canto nel novembre del 1981 a Stoccolma, in occasione di un concerto in onore di Birgit Nilsson. Come dimostrano diversi documenti sonori, Corelli decise di ritirarsi, contrariamente a molti famosi colleghi di ogni epoca, solo a un lieve accenno di declino vocale, quando ancora era capace di notevoli prestazioni.

La città natale di Ancona, in collaborazione con la locale Associazione Amici della Lirica, per tre anni gli dedicò un concorso di canto, del quale fu presidente, convocando nella giuria illustri colleghi, tra i più grandi del mondo lirico. Durante la seconda edizione Corelli rilasciò una intervista video, nella quale raccontò tutta la carriera, che costituisce un documento unico. Di carattere riservato e gentile, non si vantò mai delle sue grandi qualità, limitandosi a dire in più occasioni di essere stato solo tanto fortunato.

Si spense a Milano nel 2003 in conseguenza di un ictus ed è sepolto nel cimitero monumentale di Milano. 

LA VOCE: Al di là di ogni giudizio critico, Corelli è stato in assoluto, per mezzi vocali e valenza d’interprete, una della massime figure tenorili della seconda metà del novecento. Dotato della rara caratteristica di abbinare un registro centrale estremamente ampio ad acuti sfolgoranti, grazie allo studio assiduo ha saputo piegare a belle modulazioni un materiale vocale di non facile gestione, proprio per il grande volume, e in origine non privo di asprezze e disomogeneità. Ha eccelso nel repertorio lirico-spinto e drammatico, con validissime puntate nel campo del tenore romantico ottocentesco di forza, di cui, prima del suo avvento, si era persa memoria. In un articolo sul mensile Musica Viva, Rodolfo Celletti, massimo esperto di vocalità, ebbe a citare: “le colate in tutto bronzo del titanico Corelli“, ed inoltre, nel volume “Voce di tenore”, lo stesso Celletti afferma:”…i suoi acuti sembravano addensarsi sulla platea della Scala come una cupola sonora”.

Repertorio

  • Giuseppe Verdi
    • Aida(Radames)
    • Il trovatore(Manrico)
    • Don Carlo(Don Carlo)
    • La forza del destino(Don Alvaro)
    • La battaglia di Legnano(Arrigo)
    • Ernani(Ernani)
    • Simon Boccanegra(Gabriele Adorno)
    • Macbeth (Macduff)
  • Giacomo Puccini
    • Turandot(Il principe ignoto-Calaf)
    • Tosca(Mario Cavaradossi)
    • La bohème(Rodolfo)
    • La fanciulla del West (Dick Johnson)
  • Gaetano Donizetti
    • Poliuto(Poliuto)
    • Lucia di Lammermoor (Edgardo di Ravenswood)
  • Vincenzo Bellini
    • Norma(Pollione)
    • Il pirata(Gualtiero)
    • I Puritani (Arturo)
  • Georges Bizet
    • Carmen (Don José)
  • Pietro Mascagni
    • Cavalleria rusticana (Turiddu)
  • Ruggero Leoncavallo
    • Pagliacci (Canio)
  • Gaspare Spontini
    • La Vestale(Licinio)
    • Agnese di Hoenstaufen (Enrico di Braunschweig)
  • Umberto Giordano
    • Andrea Chénier(Andrea Chénier)
    • Fedora (Loris Ipanov)
  • Georg Friedrich Haendel
    • Ercole(Illo)
    • Giulio Cesare (Sesto)
  • Amilcare Ponchielli
    • La Gioconda (Enzo Grimaldo)
  • Riccardo Zandonai
    • Giulietta e Romeo (Romeo)
  • Guido Guerrini
    • Enea (Turno/Orfeo)
  • Salvatore Allegra
    • Romulus (Remo)
  • Charles Gounod
    • Romeo e Giulietta(Romeo)
    • Faust (Faust)
  • Jules Massenet
    • Werther (Werther)
  • Giacomo Meyerbeer
    • Gli Ugonotti/Les Huguenots (Raoul de Nangis)
  • Francesco Cilea
    • Adriana Lecouvreur (Maurizio di Sassonia)
  • Modest Musorgskij
    • Boris Godunov(Grigorij)
    • Kovancina (Andrea Kovanskij)
  • Sergej Prokofiev
    • Guerra e pace (Pierre Bezuchov)
  • Christoph Willibald Gluck
    • Ifigenia in Aulide (Achille)

Discografia

Incisioni in studio

  • Aida
    • Maria Curtis Verna, Miriam Pirazzini, Giangiacomo Guelfi, Giulio Neri, dir. Angelo Questa Cetra 1956
    • Birgit Nilsson, Grace Bumbry, Mario Sereni, Bonaldo Giaiotti, dir. Zubin Mehta EMI 1966
  • Norma: Maria Callas, Christa Ludwig, Nicola Zaccaria, dir. Tullio Serafin EMI 1959
  • Pagliacci: Lucine Amara, Tito Gobbi, Mario Zanasi, dir. Lovro von Matacic EMI 1960
  • Cavalleria Rusticana: Victoria de los Angeles, Mario Sereni, dir. Gabriele Santini EMI 1962
  • Carmen
    • Leontyne Price, Robert Merrill, Mirella Freni, dir. Herbert von KarajanRCA 1963
    • Anna Moffo, Piero Cappuccilli, Helen Donath, dir. Lorin Maazel Eurodisc/Cetra 1970
  • Andrea Chenier
    • Antonietta Stella, Mario Sereni, dir. Gabriele Santini EMI 1963
    • (DVD) Celestina Casapietra, Piero Cappuccilli, dir. Bruno Bartoletti Hardy Classic (da film-RAI 1973)
  • Il trovatore: Gabriella Tucci, Robert Merrill, Giulietta Simionato, Ferruccio Mazzoli, dir. Thomas Schippers EMI 1964
  • Turandot: Birgit Nilsson, Renata Scotto, Bonaldo Giaiotti, dir. Francesco Molinari Pradelli EMI 1965
  • Faust: Joan Sutherland, Nicolai Ghiaurov, Robert Massard, dir. Richard Bonynge Decca 1966
  • Tosca: Birgit Nilsson, Dietrich Fischer-Dieskau, dir. Lorin Maazel Decca 1966
  • Romeo e Giulietta: Mirella Freni, Henry Guy, dir. Alain Lombard EMI 1968

Registrazioni dal vivo

  • Norma
    • Trieste 1953, con Maria Callas, Elena Nicolai, Boris Christoff, dir. Antonino Votto ed. Melodram/IDIS
    • Roma 1958, con Anita Cerquetti, Miriam Pirazzini, Giulio Neri, dir. Gabriele Santini ed. Living Stage/Myto
  • Agnese di Hoenstaufen, Firenze 1954, con Lucile Udovick, Dorothy Dow, Francesco Albanese, Giangiacomo Guelfi, Anselmo Colzani, dir. Vittorio Gui ed. Melodram/Myto
  • La Vestale, La Scala 1954, con Maria Callas, Ebe Stignani, Enzo Sordello. Nicola Rossi-Lemeni, dir. Antonino Votto ed. Melodram/IDIS
  • Pagliacci
    • Video-RAI 1954, con Mafalda Micheluzzi, Tito Gobbi, Lino Puglisi, dir. Alfredo Simonetto ed. Legato Classics/Hardy Classic; Opera D’Oro/Bongiovanni (solo audio)
    • Met 1964, con Lucine Amara, Anselmo Colzani, Calvin Marsh, dir. Nello Santi ed. Melodram/Myto
  • Aida
    • Napoli 1955, con Antonietta Stella, Fedora Barbieri, Anselmo Colzani, dir. Vittorio Gui ed. Bongiovanni/IDIS
    • Met 1962, con Gabriella Tucci, Irene Dalis, Cornell MacNeil, Giorgio Tozzi, dir. George Shick ed. GOP/Myto
    • Met 1966, con Leontyne Price, Elena Cernei, Sherrill Milnes, Jerome Hines, dir. Zubin Mehta ed. GOP
    • Verona 1972, con Luisa Maragliano, Maria Luisa Nave, Giampiero Mastromei, Agostino Ferrin, dir. Oliviero De Fabritiis ed. Myto
  • La fanciulla del west
    • La Scala 1956, con Gigliola Frazzoni, Tito Gobbi, dir. Antonino Votto ed. Legato Classics/Myto
    • Philadelphia 1964, con Dorothy Kirsten, Anselmo Colzani, dir. Anton Guadagno ed. Melodram
    • Met 1966, con Dorothy Kirsten, Anselmo Colzani, dir. Jan Behr ed. Opera Lovers
  • Carmen
    • Napoli 1953 (in ital.), con Giulietta Simionato, Elena Rizzieri, Aldo Protti, dir. Fritz Reinered. Archipel
    • Video-RAI 1956 (in ital.), con Belen Amparan, Elda Ribetti, Anselmo Colzani, dir. Nino Sanzognoed. Hardy Classic (DVD); Myto (solo audio)
    • Palermo 1959 (in ital.), con Giulietta Simionato, Mirella Freni, Giangiacomo Guelfi, dir. Pierre Dervaux ed. GOP
  • Tosca
    • Londra 1957, con Zinka Milanov, Giangiacomo Guelfi, dir. Alexander Gibson ed. Legato Classics/Opera D’Oro/Urania
    • Livorno 1959, con Renata Tebaldi, Anselmo Colzani, dir. Mario Parenti ed. Legato Classics
    • Met 1962, con Leontyne Price, Cornell MacNeill, dir. Kurt Adler ed. Myto
    • Met 1964, con Birgit Nilsson, George London, dir. Fausto Cleva ed. Opera Lovers
    • Met 1965, con Maria Callas, Tito Gobbi, dir. Kurt Adler ed. Melodram/Living Stage
    • Parma 1967, con Virginia Gordoni, Attilio D’Orazi, dir. Giuseppe Morelli ed. Bongiovanni/Myto
  • La forza del destino
    • Napoli 1958 (video-RAI), con Renata Tebaldi, Ettore Bastianini, Boris Christoff, dir. Francesco Molinari Pradelli ed. Legato Classics/Hardy Classic; Melodram/Bongiovanni (solo audio)
    • Met 1965, con Gabriella Tucci, Ettore Bastianini, Giorgio Tozzi, dir. Nello Santi ed. Melodram/GOP/Myto
  • Andrea Chenier
    • Napoli 1958, con Antonietta Stella, Ettore Bastianini, dir. Franco Capuanaed. Cin Cin/Lyric Distribution
    • Vienna 1960, con Renata Tebaldi, Ettore Bastianini, dir. Lovro von Matacic ed. Cetra/Melodram/Opera D’Oro
    • Met 1966, con Renata Tebaldi, Anselmo Colzani, dir. Lamberto Gardelli ed. Myto
    • Philadelphia 1966, con Montserrat Caballé, Dino Dondi, dir. Anton Guadagno ed. GOP
    • Met 1971, con Gabriella Tucci, Cornell MacNeil, dir. Fausto Cleva ed. Legato-SRO
  • Adriana Lecouvreur
    • Napoli 1959, con Magda Olivero, Giulietta Simionato, Ettore Bastianini, dir. Mario Rossi ed. Melodram/Phoenix
    • Met 1963, con Renata Tebaldi, Biserka Cvejic, Anselmo Colzani, dir. Silvio Varviso ed. GOP/Living Stage
  • Poliuto, La Scala 1960, con Maria Callas, Ettore Bastianini, Nicola Zaccaria, dir. Antonino Votto ed. EMI
  • Il trovatore
    • Napoli 1960, con Mirella Parutto, Giangiacomo Guelfi, Fedora Barbieri, dir. Gabriele Santini ed. Myto
    • Parma 1961, con Ilva Ligabue, Mario Zanasi, Adriana Lazzarini, Salvatore Catania, dir. Arturo Basileed. House Opera/Myto (selez.)
    • Met 1961, con Leontyne Price, Mario Sereni, Irene Dalis, William Wilderman, dir. Fausto Cleva ed. Myto
    • La Scala 1962, con Antonietta Stella, Ettore Bastianini, Fiorenza Cossotto, Ivo Vinco, dir. Gianandrea Gavazzenied. Melodram/Myto
    • Salisburgo 1962, con Leontyne Price, Ettore Bastianini, Giulietta Simionato, Nicola Zaccaria, dir. Herbert von Karajan ed. Arkadia/Gala/Opera D’Oro
  • Don Carlo
    • Met 1961, con Jerome Hines, Mario Sereni, Maria Curtis Verna, Irene Dalis, dir. Nino Verchi ed. GOP
    • Met 1964, con Giorgio Tozzi, Nicolae Herlea, Leonie Rysanek, Irene Dalis, dir. Kurt Adler ed. Living Stage
    • Philadelphia 1966, con Nicolai Ghiaurov, Louis Quilico, Raina Kabaivanska, Oralia Dominguez, dir. Anton Guadagno ed. Melodram/House of Opera
    • Vienna 1970, con Nicolai Ghiaurov, Eberhard Waechter, Gundula Janowitz, Shirley Verrett, dir. Horst Stein ed. Legato/Myto
    • Met 1970, con Giorgio Tozzi, Robert Merrill, Raina Kabaivanska, Grace Bumbry, dir. Kurt Adler ed. Opera Lovers
    • Met 1972, con Cesare Siepi, Sherrill Milnes, Gabriella Tucci, Grace Bumbry, dir. Francesco Molinari Pradelli ed. Arkadia/Myto
  • Turandot
    • Met 1961, con Birgit Nilsson, Anna Moffo, Bonaldo Giaiotti, dir. Leopold Stokowskied. Memories/Melodram
    • La Scala 1964, con Birgit Nilsson, Galina Vishnevskaya, Nicola Zaccaria, dir. Gianandrea Gavazzeni, ed. Myto/Nuova Era/Opera D’Oro
    • Met 1966, con Birgit Nilsson, Mirella Freni, Bonaldo Giaiotti, dir. Zubin Mehta ed. Living Stage
  • La battaglia di Legnano, La Scala 1961, con Antonietta Stella, Ettore Bastianini, dir. Gianandrea Gavazzeni ed. Melodram/Myto
  • Gli Ugonotti, La Scala 1962, con Joan Sutherland, Giulietta Simionato, Giorgio Tozzi, Nicolai Ghiaurov, dir. Gianandrea Gavazzeni ed. Melodram/GOP/Nuova Era
  • La Gioconda
    • Met 1962, con Eileen Farrell, Robert Merrill, Nell Rankin, Giorgio Tozzi, dir. Fausto Cleva ed. Encore/Celestial Audio
    • Philadelphia 1964, con Maria Curtis Verna, Cesare Bardelli, Mignon Dunn, Giorgio Tozzi, dir. Antòn Guadagno ed. BCS/Lyric Distribution
    • Philadelphia 1966, con Renata Tebaldi, Anselmo Colzani, Mignon Dunn, Joshua Hecht, dir. Anton Guadagno ed. On Stage/BCS
    • Met 1966, con Renata Tebaldi, Cornell MacNeil, Biserka Cvejic, Cesare Siepi, dir. Fausto Cleva ed. GOP
  • Ernani
    • Met 1965, con Leontyne Price, Mario Sereni, Cesare Siepi, dir. Thomas Schippers ed. GOP/Memories/Myto
    • Verona 1972, con Ilva Ligabue, Piero Cappuccilli, Ruggero Raimondi, dir. Oliviero De Fabritiis ed. Myto
  • La Bohème
    • Philadelphia 1969, con Renata Tebaldi, Frank Guarrera, Maria Candida, Jerome Hines, dir. Anton Guadagno ed. SRO/House of Opera
    • Macerata 1971, con Luisa Maragliano, Giangiacomo Guelfi, Elvidia Ferracuti, Nicola Zaccaria, dir. Franco Mannino ed. Lyric Distribution/Opera Lovers
  • Werther
    • Met 1971, con Rosalind Elias, John Reardon, Gail Robinson, dir. Alain Lombard ed. Melodram
    • Met 1971, con Christa Ludwig, John Reardon, Judith Blegen, dir. Alain Lombard ed. Opera Lovers
  • Lucia di Lammermoor, Met 1971, con Roberta Peters, Matteo Manuguerra, Bonaldo Giaiotti, dir. Carlo Franci ed. Living Stage

curiosità: (interviste dal sito “liricamente”)

Graziano Corelli è un cugino di secondo grado del grande tenore anconetano, ma la stima intercorsa tra i due ed il rapporto di fiducia creatosi lungo la carriera, si sono poi tradotti in una sorta di fratellanza a vita. Con tanta gentilezza e un po’ di nostalgia in ricordo dei vecchi tempi, ai microfoni di Antonio Guida ecco come Graziano ci ha raccontato i momenti più significativi della vita di uno dei più grandi tenori d’opera del ‘900.

1. Gli inizi di Franco Corelli vedono come epoca gli anni ’50. Com’era il tenore a quei tempi?
Come tutti sanno, il successo gli fu riconosciuto quasi subito, al che la sua esuberanza non tardò ad evidenziarsi. Posso dire però che è stato sempre un uomo con la testa sulle spalle: ha cercato di stare bene attento a non fare passi falsi che avrebbero potuto compromettergli ciò che man mano stava guadagnando in termini di esperienza artistica.
Presto infatti capì che fare il cantante lirico voleva dire tutt’altro che cantare e basta, e così entrò in sintonia con il canto recitato e con l’interpretazione che esigevano i suoi personaggi. Ovviamente non trascurava lo studio vocale: ricordo che durante lo studio del Poliuto che doveva debuttare alla Scala nel ’60 con la Callas, rimase più di mezz’ora con il suo maestro su una sola parola che non gli veniva come il suo maestro accompagnatore voleva.

2. C’è stato un momento in cui Corelli ha temuto per il suo futuro di cantante?
Certo. Ricordo che intorno al primo decennio della sua carriera, nel ’60, stette molto male con la gola e andò a fare una visita specialistica ad Enna. La diagnosi fu delle peggiori che si potesse aspettare: il dottore gli disse infatti che le sue corde gravavano in uno stato tale che difficilmente sarebbe potuto tornare a cantare.
Fortunatamente però non fu così; in realtà la sua laringe era solo troppo affaticata dagli innumerevoli impegni; il tutto infatti si risolse dopo un breve periodo di riposo.

3. C’era un artista al quale Corelli si ispirava?
Forse non tutti lo sanno: Corelli è stato un grande estimatore di Aureliano Pertile. Diceva che il “modo di cantare” di questo tenore, si avvicinava molto al suo.

4. Che rapporto aveva Corelli con la sua voce?
 Direi piuttosto burrascoso! Tutt’oggi Corelli è apprezzato per essere stato anche un grande tecnico, ma per raggiungere quei risultati ha sudato ben più di sette camicie; spesso infatti, quando studiava, lui voleva una cosa e la voce gli e ne dava un’altra! In effetti, c’è da rendersi conto che domare quella “canna” non doveva essere per niente una cosa semplice!

5. Ce lo racconta un aneddoto che non sa nessuno?
…Una volta eravamo in macchina, lui era al voltante e stavamo andando a Tabiano Terme ove Franco faceva le inalazioni. All’improvviso un uccellino si schiantò sul parabrezza della macchina. Franco si fermò, scese dalla macchina e lo vide morto a terra. Volle restare solo per 5 minuti prima di riprendere il cammino; probabilmente si sentì colpevole della morte del povero volatile. Poco dopo risalì in macchina e ripartimmo. Notai che aveva le lacrime agli occhi. Non vi era dubbio che avesse un carattere estremamente sensibile.

6. Come si poneva al suo pubblico?
A tale domanda le rispondo dicendole che lo stesso Corelli più volte mi diceva che io e lui avevamo due cose in comune: e cioè che nel nostro lavoro volevamo dimostrare agli altri con i fatti ciò che poi ricevevamo in cambio. Nel caso suo quindi, aveva un grande rispetto per il pubblico al quale voleva appunto dimostrare di aver saputo guadagnare tutti gli applausi che gli facevano. Allo stesso momento però era un uomo che si faceva rispettare e non era certo il tipo che le cose le mandava a dire.

7. …E il Corelli privato?
Be il Corelli privato era il solito “Orso” che preferiva stare ben alla larga dalla mondanità e dal chiasso. Specialmente quando il suo nome divenne di una certa importanza, preferiva non farsi vedere per non essere “usato”; era facile infatti attingere pubblicamente alla sua fama e raccontare bugie in giro. Ricordo una volta, un soprano si vantò di aver studiato con Corelli quando in realtà aveva sostenuto una semplice audizione senza aver mai avuto alcun rapporto di studio con lui.

8. Ha mai steccato Corelli in teatro?
Steccato proprio no, mi ricordo però il 10 Agosto del ’76, (proprio durante la recita del suo “commiato”) nel duetto finale del terzo atto della Bohème, “filò” troppo “…alla stagion dei fior”, provocandone la rottura del filato. Si udì subito un boato generale tra il pubblico seduto, seguito da un grande applauso ma nulla di più.

9. Tutt’oggi si raccontano delle leggende “di teatro” che dicono che Corelli prendesse dei medicinali per calmare la sua ansia da prestazione. E’ vero?
Le leggende “di teatro” non si smentiscono mai! Assolutamente no. L’unica cosa che Corelli prendeva prima di ogni recita, era il chinino, una sostanza per pulire la laringe.
E’ vero però il fatto che fosse una persona particolarmente emotiva e questo lo si notava direttamente durante l’opera: nel primo atto infatti, non brillava mai come nel secondo o nel terzo.

10. Perché Franco Corelli non ha mai cantato l’Otello?
E questa è una domanda che si perde nella notte dei tempi, formulata da innumerevoli critici, melomani e giornalisti.
Non tutti lo sanno, né tanto meno immaginerebbero la risposta, ma fu proprio Corelli in persona, che in occasione di alcuni festeggiamenti tenuti in suo onore a Parma nel 2002, rispose che lui non aveva mai vestito i panni del moro di Venezia perché la tessitura di tale opera non era ben conciliabile con le tessiture del repertorio francese del quale era un grande estimatore nonché interprete. In parole povere, lo fece per salvaguardare la sua voce da una tessitura che avrebbe potuto procurargli qualche “noia” tecnica quando poi avrebbe ripreso i “pentagrammi francesi”.

11. Come ci ricorda il ritiro di Franco Corelli?
Lo ricordo benissimo. Eravamo nel camerino quella sera dopo la prova generale della Norma del 1975 a New York quando disse che dopo la Bohème dell’anno dopo, si sarebbe ufficialmente ritirato. Disse che la motivazione principale di tale scelta stava nel fatto che la sua carriera gli era costato la cosa più cara per lui: la liberà.
A tal proposito mi ricordo un altro piccolo aneddoto: una volta, lui aveva 82 anni, ed era già ammalato. Eravamo a Milano e andammo in un parco di betulle a fare una passeggiata, all’improvviso, mentre passeggiavamo lentamente nel parco, Franco spiegò le braccia e si mise a correre contro le betulle. Io restai fermo a guardare quella corsa contro il niente, che in realtà sembrava una corsa a braccia aperte contro la libertà che egli aveva sempre sognato ma che ben poche volte nella sua vita aveva vissuto. Non ultimo, le rinunce: Corelli infatti diceva che questa è una professione che, per essere svolta nel migliore dei modi, necessita di rinunce e sacrifici, per non ammalarsi e rendere sempre il meglio. Per tali motivazioni, il tenore decise così di ritirarsi dopo solo 25 anni di carriera.

12. Com’era il Corelli cantante negli ultimi anni della sua vita?
Negli ultimi anni di vita Corelli cantava, ma non si faceva sentire mai da nessuno. Voleva essere ricordato per quello che era stata la sua voce e non per quello che era diventata. Gli era costata troppo cara la carriera e la fama che si era costruito e per tale non gli andava far notare il Corelli anziano nella “fase discendente”

13. Oggi, sedicenti esperti di canto (qualche foniatra compreso), dicono che una voce come quella di Corelli o della Callas, non avrebbe più un tale successo perché è cambiato il modo di cantare l’opera. Qual è la sua opinione in merito?
Aggiungerei anche che diversi dicono che le voci buone non ce ne sono più.
In realtà non è che non ci sono più; ci sono, ma non vengono coltivate o preparate nel giusto modo, spesso poi accade che magari un debuttante non vede l’ora di raggiungere la vetta più alta della propria carriera e così trascura lo studio, sbarrandosi automaticamente la strada.
Poi mi dico assolutamente contrario al parere che mi ha citato, perchè se in teatro un domani, un qualsiasi pubblico avrà la fortuna di assistere ad un artista dalle innate qualità interpretative, unite ad una surreale vocalità che spazia dalle smorzature fino ad acuti sfolgoranti come li aveva Corelli o la Callas, io personalmente credo che sia umanamente impossibile astenersi dall’applaudirlo.

14. Se Corelli fosse ancora vivo, chi dovrebbe ringraziare oggi per la carriera che ha fatto?
Anzitutto dovrebbe ringraziare la cocciutaggine e il rigore che aveva nei confronti di questa professione, quindi se stesso; poi sicuramente il tenore Giacomo Lauri Volpi, con il quale Corelli studiò a lungo per eliminare quel fastidioso “Caprinare” della sua voce, e non ultimo, la moglie, che gli è stata sempre accanto in qualsiasi circostanza della sua vita e della sua carriera.

…PARLA UN ALLIEVO DI FRANCO CORELLI

Il dott. Luigi Zoboli, oggi avviato avvocato di Genova, oltre ad essere da sempre un fan sfegatato di Franco Corelli, nei primi anni 90 è stato anche uno dei suoi allievi; rapporto che poi si è trasformato in una grande amicizia tra i due. Con tanta simpatia, ecco come ha descritto ad Antonio Guida il Corelli didatta:

1) Avvocato Zoboli, Come ce lo racconta il Corelli insegnante di canto?
Corelli era un uomo dotato di un particolare senso dell’umorismo, era divertente, scherzoso e amava la vita come pochi, ma quando si trattava di studiare canto diventava di un rigore unico. La linea didattica che seguiva lui si basava sulla scuola di Garcia e definiva la respirazione non come il punto di partenza del canto ma come una caratteristica subordinata a ciò che si stava cantando.

2) Come mai poi lei ha deciso di non seguire più la strada del canto?
Perché poi dopo alcuni anni di studio ho capito che…”un mediocre avvocato canta bene, ma un mediocre tenore canta male!” e così ho deciso di scegliere la professione del legale che oggi mi da tante soddisfazioni

3) Lei oltre ad essere un allievo di Franco Corelli per diversi anni, è stato anche un grande amico. Ce lo racconta un particolare evento che si ricorda che vi ha visti protagonisti?
Era Capodanno 2003 e Corelli lo trascorreva a casa mia a Genova. All’improvviso non si sentì bene, al che lo accompagnai all’ospedale. Subito l’infermiere di turno lo ricoverò in una stanza nella quale non mi fecero entrare. Franco però, sentendosi solo, disse all’infermiere che io ero suo nipote e se per tale potevo restare vicino a lui. L’infermiere acconsentì e mi venne a chiamare fuori. Dopo che entrai nella stanza, istintivamente mi venne di dire “Come sta maestro?”, al che l’infermiere perplesso, guardò Corelli e gli disse: “Maestro? Ma non mi aveva detto che era suo nipote?” e Corelli rispose: “Beh si, ma sono stato anche il suo maestro alle scuole elementari!”.

Curiosità 2:

“Di questo grande tenore voglio ricordare un particolare curioso, ma che forse aveva significati molto importanti per lui.

A modo suo, Corelli aveva una grande devozione per la Madonna di Lourdes. Non so se sia mai andato in pellegrinaggio a Lourdes. Era un tipo riservato, che non parlava mai volentieri di se stesso e della sua vita privata. Ma portava sempre con se una bottiglietta di acqua di Lourdes, e prima di entrare in scena, beveva sempre un sorso di quell’acqua. Guai se per caso in valigia fosse mancata la bottiglietta di acqua di Lourdes. Era capace di non cantare.

<<Una stupida superstizione>>, dirà qualcuno. Può darsi. Ma può darsi anche di no. Se fosse stata superstizione, Corelli avrebbe compiuto quel rito accompagnandolo con gesti ridicoli e irrazionali, strani segni di croce ripetuti e cose del genere, come fanno i superstiziosi autentici. Invece, Corelli era discreto. Era riservato. Quell’azione la compiva con devozione vera, nel segreto del suo camerino, mai alla presenza di estranei, e non ne parlava mai con nessuno. La cosa era saputa solo dal ristretto entourage del tenore, dalla moglie Loretta che doveva a volte compiere autentiche acrobazie per far venire da Lourdes la bottiglietta dell’acqua della Madonna.

Il rapporto tra Franco Corelli e il canto lirico è sempre stato di grande impegno accompagnato da profonda ansia. Prima di andare in scena, Franco si sentiva schiacciato da responsabilità grandi e da paure grandissime. Nei giorni che precedevano le recite, non parlava con nessuno per non affaticare la voce. Se la temperatura era fredda, non usciva dall’albergo neanche per fare una breve passeggiata. E dopo la recita in teatro, raramente si concedeva l’abituale relax, la cena con gli amici per festeggiare, come fanno in genere tutti i cantanti lirici.

Corelli è stato un tenore che ha sempre sofferto molto per il canto, per dare alla sua arte la perfezione assoluta. Ma questo “perfezionismo” esasperato comportava ansie, paure, insicurezze, che facevano soffrire. Ed egli, per vincerle, cercava aiuto anche nella fede, nella preghiera, nell’acqua prodigiosa della Madonna di Lourdes.

Nessuno sa perché avesse tanta fiducia nell’acqua di Lourdes. Non ne ha mai parlato con nessuno. Chi veniva a conoscenza di quella sua abitudine, in genere sorrideva e faceva commenti sarcastici. Ma io sono sempre stato convinto che quell’acqua rappresentasse per Corelli un suo legame con il soprannaturale, in cui credeva. Un legame con la Madonna, che venerava. Un segno di quella fede che aveva dentro.

I santi insegnano che l’uomo esprime la propria fede anche attraverso gesti esteriori. Madre Teresa diffondeva una medaglietta della Madonna. La dava a tutti. Un giorno le chiesi se fosse importante portare al collo una medaglietta della Madonna o se fosse invece solo un gesto di vanitosa esteriorità. Rimase alcuni attimi in silenzio prima di rispondere. Poi disse: “E’ un segno. Lei ha certamente nel portafoglio la foto di sua moglie e dei suoi figli. Tenere quelle immagini, che magari sono sbiadite e stropicciate, è un segno di affetto. Così portare al collo la medaglietta della Madonna è un segno di affetto, come tenere la foto di un proprio caro nel portafoglio”. Corelli, ricorrendo a quell’acqua, chiedeva un aiuto per la fatica immane che stava per affrontare. E lo chiedeva alla Madonna perché “credeva” che lei lo avrebbe certamente aiutato.” ( da un articolo tratto da http://lnx.tonyassante.com/wordpress/)

Ettore Bastianini

Ettore Bastianini nacque il 24 settembre 1922 a Siena nella Contrada della Pantera, e morì a Sirmione sul lago di Garda il 25 gennaio 1967. Era figlio di padre ignoto e sua madre era tutto quello che lui aveva di più importante al mondo. La sua voce era naturalmente molto bella, era però molto povero e non poteva permettersi le lezioni di canto, ma il maestro Gaetano Vanni, colui che lo scoprì come cantante lirico, gli fece le lezioni a credito convinto che lo avrebbe ripagato, come infatti fece in seguito quando divenne ricco e famoso.
Debuttò come basso in un concerto tenuto il 28 gennaio 1945 al Teatro Rex di Siena. Il suo esordio in un’opera avvenne nel Novembre dello stesso anno a Ravenna, nella Boheme.
La sua carriera come basso di discreta levatura internazionale durò poco più di cinque anni: dopo una Boheme a Torino nell’Aprile del 1951, Bastianini lasciò le scene per molti mesi e, sotto la guida del maestro Luciano Bettarini, studiò intensamente la tecnica ed il repertorio da baritono.
Il suo Debutto come baritono avvenne in una Traviata a Siena il 17 gennaio 1952: il successo non fu esaltante, ed allora lasciò nuovamente le scene per un nuovo periodo di intensi esercizi vocali. Il nuovo debutto avvenne nel Luglio dello stesso anno: il suo Rigoletto a Siena fu un vero successo, e a questo evento seguirono altre clamorose affermazioni sino al trionfo, nel dicembre dello stesso anno al Comunale di Firenze nella Dama di picche di Ciaikovskij.
Nel 1953 esordì a Firenze nella Lucia di Lammermoor con Maria Callas e Giacomo Lauri Volpi. Quello stesso dicembre era già al Metropolitan di New York in Traviata dove ricevette una vera ovazione alla fine della sua aria. La collaborazione con il prestigioso teatro statunitense sarebbe continuata senza interruzioni per i successivi anni.
La sua voce era così bella che venne paragonata al bronzo e al velluto poichè era potente e solida ma morbida allo stesso tempo.
Si avviò quindi ad una folgorante carriera che andò di trionfo in trionfo e nel 1955 era alla Scala di Milano nella leggendaria produzione di Visconti di Traviata con Maria Callas e Giuseppe di Stefano. Cantò poi, nella sua pur breve carriera, in ben 20 opere diverse alla Scala come baritono principale.Diventò quindi il baritono principale dei maggiori teatri lirici del mondo: la Scala, Vienna e New York, oltre a frequenti apparizioni al Covent Garden di Londra, a Salisburgo ed a Verona. Da ricordare uno storico Trovatore a Chicago, con la Callas, Ebe Stignani, Jussi Bjorling e Rossi-Lemeni (di questa incredibile esibizione si dice che esista una registrazione su nastro, sebbene da quasi cinquanta anni tutti i melomani del mondo non siano riusciti a trovarla).
Poi proprio quando, nel 1962, sembrava che avesse trovato in una giovane ragazza la donna della sua vita, la terribile diagnosi fattagli a Chicago: cancro alla gola! Non disse niente a nessuno e si tenne per sè il terribile segreto, considerato anche che la sua cara madre era appena morta ed era solo. Disse alla sua fidanzata che non potevano continuare insieme senza dirle il perchè.
Continuò la sua carriera ma doveva sottoporsi a terribili sedute di irradiazioni poichè aveva rinunciato ad una operazione chirurgica che, se poteva forse farlo vivere fino a tarda età, gli avrebbe d’altra parte tolto la sua principale ragione di vita: l’espressione artistica del canto lirico.
Naturalmente la sua voce non era più quella di prima, ma nessuno sapeva perchè, e alla fine accadde l’inevitabile: il 10 aprile 1962 venne fischiato alla Scala in Rigoletto dove la sua voce cominciò a non rispondere più ai comandi.
Seguì un penoso declino che venne solo interrotto dalla grande gioia di veder vincere la sua amata Contrada della Pantera, della quale era Capitano, nel Palio di Siena del 2 luglio 1963.
Poi tornò il dolore, e i grandi teatri, uno dopo l’altro, chiusero i contratti con lui e il destino volle che l’ultima scena che lui cantò nel 1965 nei tre grandi teatri di New York, Milano e Vienna sia stata proprio quella della morte del Marchese di Posa nel Don Carlo di Verdi, il nobilissimo ruolo che lui aveva sempre cantato così bene…Bastianini
Il pubblico, la critica, i suoi stessi colleghi e tutto il mondo della lirica si interrogarono su questo misterioso calo di un cantante di poco più di 40 anni e fu con stupore e dolore che si apprese la notizia della sua malattia quando ormai era in punto di morte.
Morì a Sirmione il 25 gennaio 1967 a 44 anni e fu solo per una pura coincidenza che la ragazza che lui aveva amato, che aveva voluto lasciare 5 anni prima, che non aveva più visto e che si era anche sposata, si trovò lì sola con lui a raccogliere il suo ultimo respiro.
Due giorni dopo ricevette a Siena dei funerali a cui fu presente tutta la città. Ricevette gli onori di Capitano in carica della Contrada della Pantera e fu un cerimoniale da funerale di stato.
Quando il corteo funebre passò davanti ad una delle strade che sfociano in Piazza del Campo, la bara venne girata verso la Torre del Mangia per un ultimo saluto mentre la campana del Palazzo Comunale suonava a morto.
Il Comune di Siena, su richiesta della Contrada della Pantera, ha intitolato a Ettore Bastianini una strada in quel rione che lo aveva visto ragazzo ed ardente Contradaiolo.
La memoria della sua arte non è mai morta e prosegue viva in tutto il mondo tra chi ama veramente la musica.

Aspetti vocali e artistici

Dotato di una voce estesa e, in origine, piuttosto scura (da qui l’equivoco di una classificazione come basso), Bastianini poté fregiarsi, nel decennio scarso di piena salute vocale, del più autentico timbro e spessore vocale del baritono verdiano, ed è proprio nelle parti, nobili e sostenute, del compositore di Busseto che realizzò le sue interpretazioni più celebri (prima su tutti Rodrigo del Don Carlo, poi Vargas nella Forza del Destino, Germont in Traviata, il Conte nel Trovatore, Renato nel Ballo in Maschera, Rolando nella Battaglia di Legnano, Rigoletto, Nabucco ecc.). La perfezione della tenuta dei fiati, e della plasticità conseguente del legato lo indicavano, all’epoca,anche nelle parti di baritono drammatico belcantista, specie in Donizetti: Alfonso nella Favorita, Enrico nella Lucia di Lammermoor, Severo nel Poliuto, uno dei suoi più grandi successi scaligeri. Il celebre musicologo Rodolfo Celletti, tuttavia, ha sottolineato (nel suo volume “Il canto”, Milano 1989) la mancata educazione di Bastianini al canto a mezza voce, indispensabile, secondo lui, nel repertorio primo romantico. Altri hanno risposto che nel periodo storico in cui Bastianini fece carriera non vi era ancora una coscienza filologica tale da soddisfare ai criteri evocati dal Celletti. Ad ogni modo l’abilità del canto tenuto a mezza voce è illustrata da Bastianini nel Don Carlo diretto da Von Karajan, Salisburgo 1958, con l’arioso “Carlo ch’è solo il nostro amore”. Parte del percorso artistico del baritono senese è segnata dall’approccio al Verismo: sua caratterizzazione di successo fu quella di Carlo Gérard nell’Andrea Chénier. Altro settore piuttosto influente nella sua formazione fu quello dell’opera russa: Ciaikovkij, Stravinskij e Prokofjev, seppure interpretati in italiano.

Repertorio in ordine cronologico e date dei debutti

Ruoli da basso

  1. Puccini, La Bohème. Colline. Ravenna 16-11-1945
  2. Verdi, Rigoletto. Sparafucile. Rubiera, Estate 1946
  3. Rossini, Barbiere. Basilio. Idem
  4. Puccini, Madama Butterfly. Bonzo. Firenze 7-8-1946
  5. Donizetti, Lucia di Lammermoor. Raimondo. Il Cairo 1-2-1947
  6. Verdi, Aida. Ramfis. Palermo 24-7-1947
  7. Verdi, Il trovatore. Ferrando. Cesena 29-9-1947
  8. Ponchielli, La Gioconda. Alvise. Ferrara, dicembre 1947
  9. Berlioz, Dannazione di Faust. Brander. Genova 1-7-1948
  10. Stavinskij, Oedipus Rex. Tiresia. Milano 24-4-1948
  11. Gounod, Faust. Mefistofele. Cento, settembre 1948
  12. Puccini, Tabarro. Il Talpa. Barcellona, dicembre 1948
  13. Respighi, La Fiamma. Vescovo. Barcellona 14-12-1948
  14. Bellini, La sonnambula. Rodolfo. Il Cairo, gennaio 1949
  15. Bellini, I puritani. Giorgio. Barcellona, dicembre 1949
  16. Thomas, Mignon. Lotario. Il Cairo 29-12-1949
  17. Verdi, La forza del destino. Padre Guardiano. Il Cario, gennaio 1950
  18. Saint-Saëns, Samson et Dalila. Abimelech. Il Cario 16-2-1950
  19. Massenet, Manon. Il Conte. Lucca, settembre 1950
  20. Puccini, Turandot. Timur. Lucca, settembre 1950
  21. Smetana, La sposa venduta. Mika. Torino 19-10-1950
  22. Rossini, Guglielmo Tell. Gualtiero. Il Cairo 15-2-1951

Ruoli da baritono

  1. Verdi, La Traviata. Germont. Siena 17-1-1952
  2. Verdi, Rigoletto. Rigoletto. Siena 19-7-1952
  3. Verdi, Aida. Amonasro. Pescara, agosto 1952
  4. Pietri, Arsa del Giglio. Schiantacatene. Portoferraio 20-9-1952
  5. Ciaikovskij, Dama di Picche. Jeletzky. 26-12-1952
  6. Puccini, Tabarro. Michele. Amburgo 1953
  7. Donizetti, Lucia di Lammermoor. Enrico. Firenze 25-1-1953
  8. Paisiello, Barbiere. Figaro. Firenze 25-3-1953
  9. Strauss, Capriccio. Olivier. Genova 17-4-1953
  10. Prokofjev, Guerra e Pace. Andrej. Firenze 26-5-1953
  11. Verdi, Forza del Destino. Vargas. Augsburg 13-8-1953
  12. Bizet, Pescatori di Perle. Zurga. Trieste 14-8-1953
  13. Giordano, Andrea Chénier. Gérard. Torino 19-9-1953
  14. Perosi, Passione. Cristo. Perugia 1-10-1953
  15. Verdi, Trovatore. Conte. New York 25-12-1953
  16. Massenet, Thais. Athanael. Trieste 10-2-1954
  17. Menotti, Amahl. Melchiorre. Genova 27-3-1954
  18. Ciaikovskij, Eugenio Oneghin. Oneghin. Milano 10-5-1954
  19. Ciaikovskij, Mazeppa. Mazeppa. Firenze 6-6-1954
  20. Puccini, La bohème. Marcello Torino 9-10-1954
  21. Verdi, Don Carlo. Rodrigo. New York 28-1-1955
  22. Dargomizhskij, Convitato di Pietra. Don Carlos. Perugia 24-9-1955
  23. Bellini, I puritani. Riccardo. Chicago 31-10-1955
  24. Ponchielli, Gioconda. Barnaba. Firenze 7-1-1956
  25. Verdi, Ballo in Maschera. Renato. Milano 12-4-1956
  26. Rossini, Barbiere. Figaro. Verona 21-7-1956
  27. Donizetti, Favorita. Alfonso. Monterrey, ottobre 1956
  28. Leoncavallo, Pagliacci. Tonio. Monterrey, ottobre 1956
  29. Gounod, Faust. Valentino. Napoli 1-12-1956
  30. Bizet, Carmen. Escamillo. New York 11-2-1957
  31. Verdi, Ernani. Don Carlo. Firenze 14-6-1957
  32. Cilea, Adriana. Michonnet. Milano 4-1-1958
  33. Leoncavallo, Bohème. Rodolfo. Napoli 15-2-1958
  34. Puccini, Tosca. Scarpia. Napoli 28-3-1958
  35. Donizetti, Elisir d’amore. Belcore. Milano 14-4-1958
  36. Bellini, Pirata. Ernesto. Milano 19-5-1958
  37. Verdi, Nabucco. Nabucco. Milano 1-6-1958
  38. Handel, Heracles. Lichas. Milano 29-12-1958
  39. Mascagni, Cavalleria. Alfio. Verona 15-8-1960
  40. Donizetti, Poliuto. Severo. Milano 7-12-1960
  41. Verdi, Battaglia di Legnano. Milano 7-12-1961
  42. Berlioz, Damnation de Faust. Mephistophélès. Napoli 26-12-1964
  43. Verdi, Otello. Jago. Il Cairo 13-3-1965
  44. Mascagni, Le Maschere. Tartaglia. Milano 1960
  45. Mascagni, L’amico Fritz. Rabbino David.
  46. Mascagni, Lodoletta. Franz.

Discografia selettiva

La quantità di registrazioni, in studio o in diretta, che testimoniano la carriera di Bastianini è impressionante, anche se buona parte è irreperibile, se non addirittura inedita. Non si può che proporre una lista di pubblicazioni reperibili, le quali sono già sufficienti a far conoscere ed apprezzare la sua grande arte:

(in ordine alfabetico per compositore)

  • F. Cilea: Adriana Lecouvreur. Con Magda Olivero, Giulietta Simionato, Franco Corelli. – Dir. Mario Rossi. Live Napoli 1958.
  • G. Donizetti: La Favorita. Con Giulietta Simionato, Jerome Hines, Gianni Poggi. – Dir. Alberto Erede. Decca Maggio Musicale Fiorentino 1955.
  • G. Donizetti: Poliuto. Con Maria Callas, Franco Corelli. – Dir. Antonino Votto. Live Scala 1960.
  • C. Gounod: Faust. Con Marcella Pobbe, Gianni Poggi, Raffaele Ariè. Dir. Gabriele Santini. Andromeda Napoli Live 1956
  • U. Giordano: Andrea Chénier. Con Renata Tebaldi, Mario del Monaco. – Dir. Gianandrea Gavazzeni. Decca Roma 1957.
  • P. Mascagni: Cavalleria Rusticana. Con Renata Tebaldi, Jussi Bjoerling. – Dir. Alberto Erede. Decca Roma 1957.
  • A. Ponchielli: La Gioconda. Con Anita Cerquetti, Giulietta Simionato, Mario del Monaco. – Dir. Gianandrea Gavazzeni, Decca, Maggio Musicale Fiorentino 1957.
  • S. Prokofjev – Guerra e Pace. Con Franco Corelli – Maggio Musicale Fiorentino.
  • G. Puccini: La Bohème. Con Renata Tebaldi, Carlo Bergonzi. – Dir. Tullio Serafin. Decca Roma 1958.
  • G. Puccini: Il Tabarro. Con Nora De Rosa, Salvatore Puma. – Dir. Mario Cordone. Andromeda Live Amburgo 1953.
  • G. Rossini: Il Barbiere di Siviglia. Con Giulietta Simionato, Cesare Siepi, Fernando Corena. – Dir. Alberto Erede. Decca Maggio Musicale Fiorentino 1956.
  • G. Verdi: Un Ballo in Maschera. Con Maria Callas, Giuseppe di Stefano. – Dir. Gianandrea Gavazzeni. Live Scala 1957.
  • G. Verdi: La Battaglia di Legnano. Con Franco Corelli, Antonietta Stella. – Dir. Gianandrea Gavazzeni. Live Scala 1961.
  • G. Verdi: Don Carlo. Con Sena Jurinac, Giulietta Simionato, Eugenio Fernandi, Cesare Siepi. – Dir. Herbert von Karajan. Live Salisburgo 1958.
  • G.Verdi: Don Carlo. Con Boris Christoff, Antonietta Stella, Fiorenza Cossotto, Flaviano Labò, Ivo Vinco – Dir. Gabriele Santini. Deutsche Grammophon Geselschaft (DGG). Milano 1961.
  • G. Verdi: Ernani. Con Anita Cerquetti, Mario del Monaco, Boris Christoff. – Dir. Dimitri Mitropoulos. Live Firenze 1957.
  • G. Verdi: La Forza del Destino. Con Renata Tebaldi, Mario del Monaco, Giulietta Simionato, Cesare Siepi. – Dir. Francesco Molinari Pradelli. Decca Roma 1959.
  • G. Verdi: Nabucco. Con Mirella Parutto, Luigi Ottolini. – Dir. Fabrizio Bartoletti. Live Firenze 1961.
  • G. Verdi: Rigoletto. Con Renata Scotto, Alfredo Kraus. – Dir. Gianandrea Gavazzeni. Ricordi Firenze 1960.
  • G. Verdi: La Traviata. Con Maria Callas, Giuseppe di Stefano. – Dir. Carlo Maria Giulini. Live Scala 1955.
  • G. Verdi: Il Trovatore. Con Leontyne Price, Franco Corelli, Giulietta Simionato. – Dir. Herbert Von Karajan. Live Salisburgo 1962.

Videografia

  • G. Verdi: Il Trovatore. Con Leyla Gencer, Mario del Monaco, Fedora Barbieri. – Dir. Fernando Previtali. Recitato in playback su registrazione fatta l’8 aprile 1957. Disponibile in DVD. *Nota
  • G. Verdi: La Forza del Destino. Con Renata Tebaldi, Franco Corelli, Oralia Dominguez, Boris Christoff. – Dir. Francesco Molinari Pradelli. Videoripresa dalla RAI in una recita speciale a luci accese presso il Teatro San Carlo di Napoli, 15 marzo 1958. Disponibile in DVD.
  • Recital di Arie e canzoni, con pianoforte – Giappone, Live (Vedi video su youtube “Cavatina di Figaro”)
  • Sono conosciuti inoltre una Traviata e un Trovatore Live. Di quest’ultimo è possibile trovare in rete l’aria “Il balen del suo sorriso”.

Bibliografia

  • Marina Boagno, Gilberto Starone, Ettore Bastianini – Una voce di bronzo e di velluto. Parma 1991
  • Marina Boagno, Ettore Bastianini: i suoi personaggi. Parma 2004
  • Antonio Mazzeo, Ettore Bastianini basso: stralci di vita e di arte degli inizi. Siena 1996
  • Alessandro Rizzacasa (cur.), Ettore Bastianini Siena 1999