Lakmé

LÉO DELIBES:

Lakmè, opera in tre atti su libretto di Edmond Gondinet e Philippe Gille, basato sulla novella del 1880 Rarahu ou Le Mariage de Loti di Pierre Loti.

  • PERRSONAGGI:

Lakmé (soprano)
Mallika (contralto)
Mistress Bentson (mezzosoprano)
Ellen (soprano)
Rose (mezzosoprano)
Gérald (tenore)
Nilakantha (baritono)
Frédérick (baritono)
Hadji (tenore)
Uno zingaro (tenore)
Un commerciante cinese (tenore)
Un ladro (baritono)
Mercanti e compratori, fedeli indù (coro)

Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique 14 aprile 1883

  • EPOCA: India
  • LUOGO:XIX secolo
  • TRAMA:

Atto I

L’opera è ambientata in India sotto la dominazione inglese, durante la quale molti induisti vennero obbligati a professare la loro religione in segreto e clandestinità.

Gli indù stanno andando a svolgere i loro riti in un tempio dal sommo sacerdote Nilakantha. Lakmé, la giovane figlia di Nilakantha, e la sua serva Mallika si sono attardate per scendere al fiume a raccogliere fiori. Prima di entrare in acqua, Lakmé si toglie i gioielli e li appoggia sulla riva del fiume. Due ufficiali britannici, Frédéric e Gérald, arrivano nelle vicinanze per un pic-nic insieme a due ragazze inglesi ed alla loro governante. Le ragazze vedono i gioielli indiani e Gérald ne fa alcuni disegni a matita. Poco dopo Gérald vede Lakmé e Mallika tornare e si nasconde.

Mallika lascia Lakmé da sola per un po’ e Lakmé vede Gérald. Per la paura dello straniero grida aiuto. Tuttavia è incuriosita da quell’uomo in divisa e così Lakmé rimanda via Mallika quando accorre per le urla. Lakmé e Gérald si innamorano. Gérald entra a casa di Lakmé quando il padre è via. Quando il sommo sacerdote Nilakantha rientra, Lakmé, per nasconderlo, fa fuggire Gérald, ma ormai è troppo tardi: il padre lo ha visto ed è deciso ad ucciderlo.

Atto II

In un bazar, Nilakantha costringe Lakmé a cantare l’Aria delle campanelle al fine di attirare l’attenzione di colui che è entrato nella loro casa. Gérald, poco distante, riconosce la voce dell’amata e si avvicina. Riconosciutolo, Nilakantha accoltella Gérald. Lakmé prende Gérald e lo porta in un nascondiglio segreto nella foresta per curargli la ferita.

Atto III

Lakmé, mentre recupera l’acqua sacra per confermare i loro voti come innamorati, incontra Frédéric, un altro ufficiale inglese, il quale le ricorda che Gérald deve tornare al reggimento. Disperata per averlo perso, Lakmé si suicida avvelenandosi, mentre l’amato, indebolito dalla ferita, le spira in braccio.

  • APPROFONDIMENTO:

Verso la fine dell’Ottocento la passione letteraria per i soggetti esotici, che si può forse far risalire alla prima traduzione francese delle Mille e una notte curata da Galland all’inizio del Settecento, si diffuse in tutta Europa. In Francia alla tradizione ‘alta’ di Théophile Gautier e Gustave Flaubert si affiancava la più ordinaria e oleografica prosa di Pierre Loti, i cui romanzi a sfondo marinaresco trovarono largo seguito presso un pubblico facile ad abbandonarsi al fascino del ‘lontano’ e del ‘misterioso’. A una sua novella ( Rarahu ) si ispirò Edmond Gondinet per la Lakmé che Léo Delibes, compositore fino allora celebre per le sue operette e per i suoi balletti, pose in musica tra il luglio 1881 e il giugno 1882.

Sarebbe un errore identificare Lakmé solo con la celeberrima e virtuosistica ‘aria delle campanelle’ alla quale, in fondo, si deve ancora oggi la sopravvivenza di quest’opera. La ballata che Lakmé canta di fronte alla guarnigione inglese è certo brano brillantissimo e magistralmente orchestrato, ma ancor più affascinanti risultano le pagine in cui la protagonista si esprime attraverso un canto assai sfumato e tenero, che ben traduce musicalmente l’immagine di una languida figura femminile immersa tra i colori e i profumi di un giardino tropicale, quale doveva apparire una sacerdotessa indiana all’immaginario del pubblico ottocentesco europeo. La ninna-nanna che Lakmé canta a Gerald ferito all’inizio del terzo atto è in questo senso esemplare, così come lo splendido duetto (“Dôme épais le jasmin”), che la fanciulla canta con la compagna Mallika all’inizio dell’opera. Delibes, in parte sull’esempio di Bizet e Massenet, utilizza il ‘colore locale’ soprattutto per caratterizzare i momenti magici e cerimoniali della vicenda. Le danze del secondo atto, la processione che accompagna le coppie di innamorati alla fonte dell’amore eterno, anche per un abile uso di cromatismi orchestrali, assumono un valore musicale che va al di là del mero effetto pittoresco. I personaggi di Nilakantha e Gerald sono certamente più sommari e meno definiti musicalmente, ma il ruolo tenorile, scritto su misura per il celebre Talzac, annovera pagine (“Fantaisie aux divins mensonges” e “Ah! Viens, dans la fôret profonde”) di sicuro effetto e presa sul pubblico. (dizionario dell’Opera)

  • ASCOLTO:

Aria delle campanelle, Mariella Devia

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