Amica

PIETRO MASCAGNI:

Amica, dramma lirico in due atti su libretto di Paul Bérel, da Paul Collin.

  • PERSONAGGI:
Personaggi Voce Cast della prima francese,
16 marzo 1905
Direttore: Pietro Mascagni
Cast della prima italiana,
13 maggio 1905
Direttore: Pietro Mascagni[
Amica soprano Geraldine Farrar Amalia Karola
Giorgio tenore Charles Rousselière Piero Schiavazzi
Renaldo baritono Maurice Renaud Riccardo Stracciari
Père Camoine basso Henri-Alexandre Lequien Leo Eral
Magdelone soprano Paola Rainaldi Italia Bonetti

 

Unica opera di Mascagni su libretto in lingua francese, fu un immediato successo, sia di pubblico che di critica, alla prima al Théâtre du Casino di Montecarlo il 16 marzo 1905. Mascagni in persona diresse la rappresentazione. La prima in Italia (con libretto in lingua italiana del librettista preferito di Mascagni, Giovanni Targioni-Tozzetti) fu data il 13 maggio 1905 al Teatro Costanzi di Roma.

  • EPOCA: Intorno al 1900.
  • LUOGO: Nelle montagne della Savoia.
  • TRAMA:

Padron Camoine, nella fattoria di sua proprietà dove vive con Amica, si innamora di Maddalena. Ritenendo Amica di impedimento al matrimonio, Camoine decide di sAmicaposarla a Giorgio. Con ciò Camoine pensa di potersi contemporaneamente liberare di Amica e di poter consolare Giorgio. Ma Amica è innamorata non di Giorgio, bensì di suo fratello Rinaldo, cacciato di casa da piccolo e ora tornato. Ella, dunque, fugge con lui, ma lo zio, rintracciata la coppia, persuade Rinaldo ad abbandonare Amica, così che è Rinaldo stesso a invitarla verso Giorgio. Mentre Amica insegue disperata Rinaldo, cade in un orrido.

  • APPROFONDIMENTO:

Alla ricerca ininterrotta di un dopo Cavalleria rusticana , Mascagni trova con Amica un soggetto pastoral-drammatico col quale vorrebbe stemperare i propri colori, ma senza rifare L’amico Fritz ; invece il risultato costituito da Amica è cangiante, di grande foga e turbolenza.

Oltre al soggetto alla lontana ‘tassesco’ (oltre il nome di Rinaldo, si badi all’assonanza Amica-Aminta, che qui cambia di sesso, e al burrone per poco fatale al pastore innamorato di Silvia), è da rilevare in Amica l’impianto sinfonico di strumentazione febbrile: tessitura nella quale le parti vocali si inseriscono come in un continuum drammatico che le raccoglie e addipana, le lacera e le ricompone. Le armonie sono fluttuanti, rese instabili da brusche giustapposizioni tonali; il dramma è innervato dall’intrecciarsi di melodie ricorrenti (che rispondono allo schema della ‘calettatura’, qui rilevato da Renato Mariani), fino al notevole Intermezzo, quintessenza di ‘mascagnismo’; il tutti dell’orchestra prorompe con forza nel Largo maestoso che chiude l’opera.

  • ASCOLTO:

Intermezzo sinfonico, dirige Marco Pace.

 

 

 

 

Lodoletta

PIETRO MASCAGNI:

Lodoletta, dramma lirico in 3 atti su libretto di Gioacchino Forzano ed è tratto dal romanzo Two Little Wooden Shoes di Marie Louise de la Ramée, (Ouida).

  • PERSONAGGI:
Personaggio Voce Cast prima, 30 aprile 1917
(Direttore: Pietro Mascagni )
Lodoletta soprano Rosina Storchio
La pazza contralto Cleofe Braghini
Maud soprano Luigia Pieroni
La vanard soprano Ida De Filippis
Flammen tenore Giuseppe Campioni
Giannotto baritono Enrico Molinari
Franz baritono Leone Paci
Antonio basso Augusto Dadò
Una voce/un postino tenore Ettore Bonzi

Prima rappresentazione: Roma, Teatro Costanzi il 30 aprile 1917.

  • EPOCA: 1853.
  • LUOGO: Olandalodoletta
  • TRAMA:

In Olanda, nella seconda metà del XIX secolo. Si festeggiano i sedici anni di Lodoletta, la figlia adottiva di Antonio. Il vecchio, per poter comprare due zoccoletti rossi alla ragazza, presta (in cambio di una moneta d’oro) l’immagine della Madonna a Flammen, un pittore parigino esule in Olanda per motivi politici; poi Antonio sale su un albero per cogliere alcuni rami di pesco, ma cade e muore. Flammen protegge Lodoletta, rimasta sola al mondo; ma il paese mormora, perché la ragazza viene considerata l’amante di un libertino. Flammen, pur innamorato di Lodoletta, torna in Francia (ha ottenuto la grazia) e la abbandona. Lodoletta allora lo raggiunge a Parigi (“Flammen perdonami”): nevica, è la notte di san Silvestro, e la ragazza vede attraverso una finestra Flammen che festeggia Capodanno; tenta allora di scappare, ma cade sulla neve e muore. Il pittore esce di casa, vede i due zoccoletti rossi e scopre il cadavere di Lodoletta.

  • APPROFONDIMENTO:

Era stato Giacomo Puccini a vincere l’asta per i diritti di Due zoccoletti , il romanzo di Ouida che desiderava musicare: un progetto che stava a cuore anche a Mascagni e a Casa Sonzogno. Ma Puccini, pur vincitore, rinunciò all’idea, lasciando campo libero a Mascagni. «Ho voluto specialmente che dalla musica scaturisse un mite senso di conforto, una virtù restauratrice per la vita morale dell’umanità passata attraverso al gran dramma della guerra»: così, al ‘Corriere della Sera’, il compositore aveva spiegato perché, dopo Isabeau e Parisina (ossia dopo un periodo influenzato da D’Annunzio) era tornato a una vicenda idillica più vicina all’ Amico Fritz , seppure con finale drammatico.

L’opera non è immune da un certo bozzettismo: piccoli quadri di paese con coretti di bimbi e macchiette. Non stupisce che il personaggio della protagonista piacesse a Puccini: è un’eroina semplice che lotta per il proprio amore.

Mascagni riesce a descrivere il passaggio del suo animo da spensierata ragazza a donna che soffre per amore in due arie: “Comari, comari che corsa” è il suo allegro ingresso in scena, ancora felice, ancora in clima di idillio; “Flammen perdonami” è invece già il canto di un amore adulto, di una maturità forse troppo presto raggiunta.

L’attenzione per la melodia, per i singoli particolari avvicina la scrittura di Mascagni a quella di Puccini; l’orchestra predilige sonorità trasparenti, mai grevi, a tratti già vicine a quelle di , l’operetta scritta poco dopo. Ma Mascagni riesce anche a evidenziare la drammaticità di alcune scene inserendole, a contrasto, in momenti di gioia: così per la morte di Antonio, nel corso della festa del primo atto, con una toccante nenia funebre; e nel finale, dove l’orchestra declina un valzer per la festa di Capodanno mentre Lodoletta muore.

  • CURIOSITA’:

La prima negli Stati Uniti venne data il 12 gennaio 1918 al Metropolitan Opera House a New York, con Geraldine Farrar nel ruolo di Lodoletta ed Enrico Caruso in quello di Flammen.

  • BRANI CELEBRI:

Tel dissi Lodoletta (Giannotto) Ettore Bastianini

Ah ritrovarla nella sua capanna (Flammen) Beniamino Gigli

Se Franz dicesse il vero (Flammen) Franco Corelli

Flammen perdonami (Lodoletta ) Toti dal Monte

Flammen perdonami (Lodoletta) Renata Tebaldi

Flammen perdonami (Lodoletta) Renata Scotto

I Rantzau

PIETRO MASCAGNI:

I Rantzau, Opera in  in quattro atti su libretto di Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti, basato sull’opera omonima dello scrittore francese Emile Erckmann, tratta dal suo romanzo (1882) Les Deux Frères (I due fratelli).

  • PERSONAGGI:

 

Gianni Rantzau (baritono)

 

Giorgio (tenore)

 

Luisa (soprano)

 

Giacomo Rantzau (basso)

 

Fiorenzo (baritono)

 

Giulia (mezzosoprano)

 

Lebel  (tenore)

Prima rappresentazione: Firenze, Teatro della Pergola 10 novembre 1892.

  • EPOCA: intorno al 1830.
  • LUOGO: Un villaggio nei Vosgi.
  • TRAMA:

I fratelli Giacomo e Gianni Rantzau sono in lite continua per motivi di eredità; l’ultimo diverbio riguarda il prato del Guisì, che Gianni si aggiudica, mentre Giacomo lo accusa di furto. Per festeggiare la nuova acquisizione Gianni vorrebbe dare la figlia Luisa in sposa a Lebel, il comandante forestale; scopre invece che Luisa è innamorata del cugino Giorgio, il figlio dell’odiato fratello, e si oppone fermamente alle loro nozze. Luisa si ammala di dolore, mentre Giorgio sfida Lebel a duello. Di fronte all’aggravarsi della malattia di Luisa, Gianni decide di andare a parlare con il fratello per rappacificarsi; Luisa, tra le braccia di Giorgio, si sente meglio. Rientra Gianni, e comunica che si è accordato con il fratello perché i due giovani possano sposarsi. Ma Giorgio legge i patti stipulati per consentire le nozze: Gianni dovrà essere bandito dalla famiglia. Il giovane non accetta il sacrificio dello zio: l’odio tra le due famiglie deve finire; perciò invita i due fratelli ad abbracciarsi, e la pace è fatta.

  • APPROFONDIMENTO:

Nel 1890 Mascagni aveva assistito a una recita di Les deux frères di Erckmann e Chatrian, presentata dalla compagnia Manni. Colpito dal soggetto, chiese a Targioni-Tozzetti e a Menasci di trarne un libretto. In seguito abbandonò tuttavia la composizione dell’opera per dedicarsi all’ Amico Fritz ; I Rantzau venne quindi terminata nel 1892.

Quattro atti si rivelarono una mole troppo pesante per una vicenda così fragile: anche se Mascagni è a suo agio nel clima idillico, i personaggi sono abbozzati, le passioni latitano e non manca qualche caduta nel bozzettismo. Le scene più riuscite sono quelle corali, che tratteggiano l’ambientazione paesana nel migliore dei modi. Nel secondo atto il compositore utilizza due cori contrapposti – uno all’interno della casa di Gianni, l’altro dei contadini che si trovano all’esterno, nel podere di Giacomo – per sottolineare, con effetto umoristico, la rivalità che oppone i due fratelli: il coro interno intona un ‘Kyrie eleison’, quello esterno una canzone popolare, ottenendo così un curioso effetto di contrapposizione e di ‘battaglia’ vocale. (Dizionario dell’Opera)

  • ASCOLTO:

Preludio, dirige Pietro Mascagni

Zanetto

PIETRO MASCAGNI:

ZANETTO, Opera in un atto su libretto di G, Targioni-Tozzetti e G. Menasci tratto da Le Passant di F. Coppée

  • PERSONAGGI:

Silvia, cortigiana (soprano)

Zanetto, cantastorie (mezzosoprano)

Prima rappresentazione: Liceo musicale Rossini di Pesaro, 6 marzo 1896

  • EPOCA: Rinascimento
  • LUOGO: Firenze
  • TRAMA: L’opera si svolge nel giardino di Silvia, un’avvenente cortigiana turbata dalla propria incapacità di riuscire a provare un qualsiasi sentimento amoroso.
    La donna rimane turbata nel conoscere Zanetto, giovane poeta e cantore girovago che, nella propria ingenuità, la confonde con una nobildonna. Zanetto le racconta di essere alla ricerca di una cortigiana della quale ha sentito tanto parlare e Silvia, ormai invaghita di lui, pur suggerendogli suo malgrado di non smettere di cercarla,  lo vorrebbe tenere presso di sé. Il disarmante candore del giovane ha tuttavia la meglio e la cortigiana, pur in un canto di lacrime, respinge Zanetto con dolcezza. Le resterà una rinnovata consapevolezza della possibilità di poter tornare ad amare.
  • APPROFONDIMENTO:

Era stata Sarah Bernhardt a rendere famosa la commedia di Coppée, che nel 1872 era stata tradotta in italiano da Emilio Praga. Per Mascagni, che nel 1896 diventò direttore del Liceo Musicale Rossini di Pesaro, l’opera fu l’occasione per tentare l’apertura a un nuovo stile e ad atmosfere inedite, dopo l’ambientazione da cronaca nera di Silvano .

Un dramma dal clima intimo, con due soli personaggi che si confrontano preceduti da un coro di apertura: Zanetto è un lavoro basato assai più sulla psicologia dei personaggi, sui loro sentimenti nascosti e inespressi, che su una trama. Mascagni recupera e rielabora per l’occasione echi di madrigali, villotte e stornelli per delineare l’immagine di un Rinascimento toscano non di maniera. Suggestivo risulta il coro d’apertura senza accompagnamento orchestrale, mentre le pagine riservate a Silvia si segnalano per la loro toccante efficacia lirica. (Dizionario dell’Opera)

Isabeau

PIETRO MASCAGNI

ISABEAU leggenda drammatica in 3 parti su libretto di Luigi Illica

  • PERSONAGGI:
Ermyngarde
Soprano
Ermyntrude
Soprano
Folco
Tenore
Giglietta
Soprano
il cavalier Faidit
Baritono
Isabeau
Soprano
l’araldo maggiore
Baritono
messer Cornelius
Basso
re Raimondo
Basso
  • EPOCA: «A’ bei dì lontani quando la Leggenda correva il mondo, quando, al caldo soffio di una primavera di idealità, su da tutte le terre pullulava il fiore della Fantasia e sbocciava l’Eroe o l’Eroina, giù nei tuguri o su in alto nelle aurate Reggie, tra i figli della gleba e del bosco o tra le bionde pulzelle incoronate: Poesia di Popolo e Poesia di Re»

Prima rappresentazione: Teatro Colon di Buenos Aires, 2 giugno 1911

  • TRAMA: Re Raimondo cerca un marito per la principessa Isabeau organizzando un torneo, ma lei non vuole scegliere un marito. Quando il re la costringe a girare nuda per la città, la gente rifiuta di guardarla in segno di rispetto. Inoltre, essa richiede al re l’emanazione di un editto di condanna alla cecità a chiunque osi guardarla. Ignaro del decreto, il falconiere Folco guarda casualmente Isabeau durante il suo giro e viene arrestato. Quando Isabeau lo visita in carcere, si innamora di lui e implora il padre di perdonarlo. Tuttavia, il ministro del re, esalta le passioni del popolo che salgono dalla folla e uccide Folco. Isabeau, distrutta dal dolore, si uccide sul suo corpo morente
  • APPROFONDIMENTO:

Nell’autunno del 1904 Luigi Illica propose, prima a Marco Enrico Bossi e poi a Puccini, la ‘tela’ di questo soggetto di ambientazione medievale liberamente tratto dalla Lady Godiva di Alfred Tennyson. Ma nessuno dei due accettò, e in seguito anche Franchetti espresse un rifiuto. Nel 1908 lo accettò invece, con grande entusiasmo, Pietro Mascagni. «Io intendo che Isabeau sia una cosa tutta nuova e che rappresenti la esatta e compiuta estrinsecazione del concetto che ho del melodramma moderno. E per ciò occorre una preparazione lunghissima ed un lavoro di limatura eccezionale. Quando sentirai quel poco che ho fatto, ti convincerai che un genere d’opera come questa che ho impiantato, non si butta giù in pochi mesi. Aggiungi poi che ho già concepito un tipo di strumentale che lascerà a distanza astronomica tutti i Debussy e gli Strauss di questo mondo», scriveva il compositore al librettista in quello stesso anno.

Mascagni, prima dell’incontro con D’Annunzio per Parisina , sembra assumere toni già dannunziani in questo Medioevo da favola. Lontana da qualsiasi realismo, tutta pervasa da un clima di sogno, l’opera non si articola in veri e propri pezzi chiusi (se si eccettua la stentorea ‘Canzone del falco’ di Folco), bensì in lunghi declamati. All’orchestra è affidato il compito di descrivere atmosfere di fiaba, come la trasognata e sinfonica cavalcata di Isabeau, sottolineata da uno scampanio in sottofondo. (Dizionario dell’Opera)