I Lituani

AMILCARE PONCHIELLI:

I Lituani, Dramma lirico in un prologo e tre atti su libretto di Antonio Ghislanzoni, dal dramma Corrado Wallenrod di Adam Mickiewicz.

  • PERSONAGGI:

 Arnoldo, principe lituano (baritono)

Aldona, sorella di Arnoldo (soprano)

Walter, sposo di Aldona (prologo) / Corrado Wallenrod (tenore)

Albano, vecchio Vaidelota (basso)

Vitoldo, Lituano rinnegato, capo dei Franco-Giudici (contralto)

Un araldo, (tenore)

Duci – Cavalieri teutoni – Soldati germani e lituani – Franco-Giudici – Paggi – Guerrieri germani – Bardi – Menestrelli – Popolo – Abati – Monaci – Frati – Principe di Germania – Arcivescovo di Marienburgo (coro)

Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 7 marzo 1874.

  • TRAMA:

Prologo . Dagli spalti di un castello, in Lituania, Albano piange la patria distrutta dai Teutoni. Entra Aldona, e chiede notizie dei capi dell’esercito: Arnoldo, suo fratello e Walter, suo sposo; poi invita tutti a pregare. Arnoldo e Walter annunciano il tradimento di uno dei capi, Vitoldo, e la conseguente sconfitta, esortando il popolo a combattere; prima di separarsi, Walter e Aldona si giurano eterno amore (“Come sposa un dì t’amai”).

Atto primo . Nella piazza della cattedrale di Mariemburgo, dieci anni dopo. I cavalieri teutonici salutano l’elezione del nuovo gran Maestro, Corrado Wallenrod; solo Vitoldo, invidioso, esprime odio e desiderio di rivalsa. Tra i dieci lituani destinati a essere sacrificati durante la cerimonia è anche Arnoldo, ma Corrado (che altri non è che Walter), li fa liberare. Aldona, apprendendo da Arnoldo che Walter è vivo e si trova in città, si reca al castello, accompagnata dal fratello e da Albano.

Atto secondo . Nel castello dei Teutoni si festeggia Corrado, che invita tutti a danzare e a cantare. Arnoldo, travestito da bardo, canta una triste canzone sui destini della Lituania; pur turbato, Corrado si lancia sull’amico per colpirlo, ma Aldona s’interpone. Riconosciutala, Corrado arretra e ordina ai Teutoni di rinfoderare le loro spade, mentre Albano lo esorta a non tradirsi; Vitoldo, intanto, ha riconosciuto Aldona. Corrado ordina che la donna e Arnoldo siano imprigionati, poi fa riprendere la festa.

Atto terzo . Teutoni e Lituani si battono. Presso le rovine di un chiostro. Aldona, liberata da Walter, si incontra con l’amato, che le rinnova i suoi sentimenti, esortandola a sperare per la patria; ma la donna ha un triste presentimento. Vitoldo, alla testa dei franco-giudici, proclama il tradimento di Corrado e la sua condanna; questi, piuttosto che cadere nelle mani dei nemici, si avvelena. Mentre i Lituani trionfano sui Teutoni, Corrado muore tra le braccia di Aldona; le Villi accolgono lo spirito del guerriero defunto.

  • APPROFONDIMENTO:

Il lavoro di composizione venne iniziato nel maggio 1873 e fu angustiato da insicurezze, determinate dalla struttura solenne e ambiziosa del libretto e soprattutto dalla strumentazione, che Ponchielli, consapevole della scarsa esperienza, curò meticolosamente. Dopo la prima rappresentazione il compositore riesaminò l’opera, che era stata giudicata astrusa dal punto di vista letterario e musicalmente difficile; la nuova versione (Milano, Teatro alla Scala, 6 marzo 1875) prevedeva un ampliamento dell’aria di Arnoldo nel primo atto, una serie di danze e un nuovo finale nel secondo, un preludio sinfonico e un’aria per Aldona (“Ivi il sospiro estremo”) nel terzo.

Con I Lituani Ponchielli si riallacciò alla tradizione del melodramma corale, sul modello del Mosè e del Nabucco , senza peraltro trascurare la lezione di tecnica e di stile rappresentata da opere come Aida e Lohengrin (opera, quest’ultima, che il musicista conosceva e che anni dopo avrebbe diretto a Roma). Purtroppo il soggetto, animato da personaggi che appaiono inesorabilmente predestinati, non giovò alla musica, troppo uniforme nel timbro e nel tono generale. L’opera contiene tuttavia alcune pagine assai riuscite sotto il profilo dell’invenzione melodica e dell’abilità tecnica (nel sapiente uso del contrappunto, nella fantasiosa trasformazione del materiale tematico e nelle raffinate soluzioni armoniche), come il concertato del secondo atto o il coro dei franco-giudici nel terzo; qualche passo anticipa già quella vocalità suggestiva e melodicamente delicata che Ponchielli riproporrà nelle opere successive, e che rappresenterà un modello per Puccini e i veristi (ad esempio la melodia di Albano “Sia benedetta l’ora”, la romanza di Arnoldo “O rimembranze”, l’ultima parte dell’aria di Aldona “E da tre mesi”). Nel 1884 l’opera, con il titolo Aldona , fu rappresentata a Pietroburgo con successo; in quell’occasione Ponchielli aggiunse alcuni nuovi brani. Ripresa da Toscanini nel 1903 alla Scala, manca da allora dal palcoscenico milanese; nel febbraio 1984, in occasione del 150º anniversario della nascita del compositore, è stata eseguita, al Teatro Ponchielli di Cremona, sotto la direzione di Edoardo Müller. (Dizionario dell’opera)

  • EDIZIONI DISCOGRAFICHE:

Gianandrea Gavazzeni (direttore), orchestra e coro della RAi di Torino, Ottavio Garaventa (Walter/Corrado), Yasuko Hayashi (Aldona), Alessandro Cassis (Arnoldo), Carlo de Bortoli (Albano), Ambrogio Riva (Vitoldo), Susanna Ghione (un menestrello), registrazione del 6 maggio 1979 (dal vivo: trasmissione radiofonica), ristampata su CD da Bongiovanni

  • ASCOLTO:

Alla tua morte bevo o crociato Doro Antonioli (atto III)

Il figliuol prodigo

AMILCARE PONCHIELLI

Il figliuol prodigo, opera in 4 atti su libretto di Angelo Zanardini, ispirata al noto brano del Vangelo secondo Luca

  • PERSONAGGI:

Ruben, capo di una tribù d’Israele (basso)

Azaele, suo figlio (tenore)

Amenofi, avventuriero e settario assiro (baritono)

Jeftele, pupilla di Ruben (soprano)

Nefte, avventuriera, compagna d’Amenofi (mezzosoprano)

Sirio, Nubio, incantatore di serpenti (mimo)

Pastori e Fanciulle giudee – Sacerdoti e Sacerdotesse d’Ilia – Signori e Cortigiane assire – Popolo di Ninive – Cammellieri (coro)

Prima rappresentazione: 26 dicembre 1885, Milano Teatro alla Scala

  • TRAMA:

Atto primo. Presso la valle di Gessen. Ruben attende il figlio Azaele, da tempo assente, per la celebrazione della Pasqua ebraica. Giunge invece Amenofi, un assiro diretto a Ninive; egli racconta che il giorno prima un giovane ha salvato una fanciulla del suo popolo da morte certa, suscitando in tutti ammirazione e riconoscenza (“Di Gerzabel nell’oasi”). Questi, che è lo stesso Azaele, compare di lì a poco con la sorella di Amenofi, Nefte. Ammaliato dalle lusinghe dei due assiri e pur amando Jeftele, pupilla di Ruben, Azaele ottiene dal padre la sua parte degli averi e il permesso di partire.

Atto secondo. A Ninive. Amenofi vorrebbe uccidere Azaele sperando di avere mano libera su Jeftele, che segretamente desidera, ma Neefe, sinceramente innamorata di Azaele, si rifiuta di assecondare le mire del fratello. In seguito Amenofi vince al gioco le sostanze di Azaele; Ruben e Jeftele, giunti in cerca del giovane, assistono impotenti alla cerimonia alla quale Azaele e Amenofi, pur nella reciproca ostilità, partecipano in qualità di iniziati.

Atto terzo. Nel tempio di Ilia, Jeftele viene catturata e portata dinanzi ad Amenofi; questi le promette la vita in cambio dell’amore ma la fanciulla rifiuta con sdegno. Amenofi, minacciandola si allontana. Giunge Azaele, tormentato dal rimorso; riconosciuta Jeftele e constatata l’impossibilità di salvarla, il giovane si accusa alla presenza dei sacerdoti di sacrilegio e viene trascinato via per essere gettato nel Tigri.